Schiave del lifting
Non esiste una definizione della bellezza: bello è qualcosa che attrae, che colpisce, che spinge a soffermare lo sguardo. E’ difficile stabilire cosa sia realmente il bello: esso nel corso del tempo è stato definito in modo diverso da filosofi, letterati ed artisti che si sono interrogati su questo concetto.
Da sempre le donne hanno desiderato avere un bell’aspetto, ma di certo mai come oggi. Fin dall’antichità la bellezza femminile è stata misurata sulla base di un modello estetico di riferimento via via sempre diverso in base al contesto storico, sociale ed economico. Si è passati dalla donna del Paleolitico, con un ampio ventre in grado di contenere la prole, come dimostra la statua della Venere di Willendorf, alla donna del Ventunesimo secolo, androgina fino all’esasperazione. Tra queste due concezioni di bellezza assai differenti ce ne sono state molte altre, pensiamo alla donna angelicata che nel Tredicesimo secolo venne celebrata da Dante Alighieri, il quale valorizzava la sua amata per le sue doti morali e non per quelle fisiche; la donna era colei che con la sua umiltà, gentilezza d’animo e onestà non sembrava nemmeno umana e riusciva a far elevare verso Dio chiunque incontrasse: “… e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare”.
Lo stereotipo della bellezza femminile nel Ventunesimo secolo è completamente cambiato. Si afferma la magrezza femminile come ideale estetico a cui sono associati valori quali ambizione, organizzazione e potere, dunque la bellezza diventa sinonimo di magrezza e le donne aspirano ad essere sempre più leggere e prive di rotondità. Questo cambiamento è dovuto in parte al nuovo ruolo della donna che da madre e moglie che deve accudire i figli a casa diventa donna in carriera alla ricerca di potere e successo. Il corpo diventa il principale elemento d’interesse della donna mentre l’interiorità passa in secondo piano, non conta tanto essere quanto apparire, all’essenza viene sostituita l’apparenza. La perfezione estetica sembra diventata un obiettivo da raggiungere a tutti i costi ricorrendo spesso a lifting o a interventi chirurgici per assottigliare parti del corpo o riempirne altre. Oggi, come nel passato, l’immagine della bellezza continua ad essere condizionata dal contesto sociale e così la donna, invece di coltivare e valorizzare la propria unicità, tende sempre più spesso ad aderire passivamente agli standard diffusi dai mass media incentrati sull’annullamento della personalità. Il volto diventa un prodotto di consumo da esporre in vetrina e così, mentre le donne vanno alla ricerca di una perfezione impossibile da raggiungere, le aziende farmaceutiche, le case di moda e le pubblicità manipolano sempre di più le nostre menti.
Di fronte a tutte queste bambole di silicone la risposta più intelligente è certamente la frase della famosa attrice Anna Magnani, la quale durante le riprese del film di Pasolini “Mamma Roma”, al momento del trucco disse: “Lasciatemele tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una, che ci ho messo una vita a farmele”.
Articolo scritto da Vittoria Francescangeli
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