25 Novembre: “World for women”?
A Novembre, precisamente giorno 25, ricorre la giornata contro la violenza sulle donne, per sensibilizzare l’opinione pubblica sugli atti atroci che le donne hanno subìto e purtroppo continuano a subire. La cosiddetta “violenza di genere” non è altro che una delle infinite declinazioni in cui la violenza si articola nella nostra società, ma è terribilmente spregevole poiché legata a fattori complessi, profondamente radicati nella mentalità e difficili da estirpare. Non passa giorno in cui nei telegiornali non si sentano casi di cronaca nera su questo argomento e risulta molto difficile accettare che, alle soglie del 2016, qualcuno si spinga anche oltre la violenza, addirittura uccidendo le donne appartenenti agli affetti più vicini. Fa rabbia sentire notizie come quella di Chiara Insidioso Monda, che è stata picchiata e costretta su una sedia a rotelle mentre -a pochi giorni dal 25 Novembre- al suo aggressore è stato fatto uno sconto della pena nel processo d’appello. Fa rabbia sentire storie come quella di Melania Rea, uccisa crudelmente dal marito perché lei aveva scoperto una sua relazione clandestina che durava da tempo, e fa ancora più rabbia seguire con quali mezzi subdoli il marito abbia cercato di sviare da sé i sospetti. Fa rabbia sentire notizie come quelle di Lucia Annibali, a cui il fidanzato ha deturpato gravemente il volto con l’acido. Sono notizie raccapriccianti, che dovrebbero fare riflettere tutti e invece si moltiplicano ogni giorno. I mass- media hanno spesso gravi responsabilità perché deformano la gravità degli atti violenti, facendoci capire che le vittime sono quelle che hanno provocato gli aggressori, ad esempio,attraverso un abbigliamento succinto. Il modo in cui le vittime si vestono non significa niente e non toglie né aggiunge nulla all’atto di violenza. Oltre alla violenza fisica, spesso c’è la violenza psicologica: parlo delle innumerevoli ragazze che subiscono gravissimi insulti e prevaricazioni da parte degli adulti e dei coetanei –talvolta anche sui social network- per il modo in cui gestiscono la loro vita sociale e la loro femminilità; molte di loro vengono spesso emarginate e cominciano a pensare di non valere nulla e di dover ricorrere al suicidio. Anche se quest’ultimo è un aspetto generico, non necessariamente legato al genere femminile, è difficile accettare che la delicatezza di una persona possa essere intaccata in un modo subdolo e non facilmente visibile. Mi chiedo spesso che senso abbia celebrare una giornata del genere, se questi fenomeni non accennano a diminuire, eppure credo che sia importante creare una coscienza negli individui che mostrano una propensione alla violenza, ma anche nelle donne che talvolta si sentono le provocatrici o le salvatrici dei loro uomini. Infatti, se negli anni non sono diminuiti i casi di violenza di genere, sono tuttavia aumentati i casi di denuncia, e se questo non è la soluzione definitiva del problema, almeno lascia ben sperare per il futuro.
Articolo scritto da Chiara Pinizzotto
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