Fallimento delle Convenzioni di Ginevra: in guerra tutto e’ lecito

Terni“Le unità sanitarie saranno rispettate e protette in ogni tempo, e non saranno oggetto di attacchi”. Si tratta di uno degli articoli delle Convenzioni di Ginevra, una serie di trattati che costituiscono la base del diritto internazionale umanitario e questo, insieme ad altri, chiarisce il rispetto per le persone ferite e il divieto di attaccare le unità sanitarie. Nonostante la presenza di questo articolo, nella notte del 3 ottobre scorso le forze militari statunitensi hanno bombardato un ospedale di “Medici Senza Frontiere” a Kunduz, in Afghanistan, uccidendo 22 persone, 12 operatori e 10 pazienti, tra cui 3 bambini. Successivamente l’accaduto è stato definito un “errore”, un “danno collaterale”.

Un incidente che ha causato la morte di 12 medici che stavano compiendo il loro lavoro, aiutando le persone ferite da quella stessa guerra, e poi morte per il semplice motivo di  trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma continuiamo a chiederci com’ è possibile che il bombardamento sia continuato per ben trenta minuti, anche dopo che era stato chiarito che si trattava di un ospedale e che all’interno non erano presenti terroristi. Com’ è possibile che nessuno si sia preoccupato di fermare quel bombardamento? Che la Convenzione di Ginevra sia stata così facilmente infranta? Non c’è una vera risposta. Sono state aperte delle indagini e forse si scoprirà la verità, certamente sarà sconcertante, ma siamo pronti a tutto dato che il peggio è già avvenuto.

Si pensa che la conoscenza del passato permetta di non ripetere più gli stessi errori, che si possa imparare dagli sbagli degli altri, eppure eccoci ancora qui, dopo due guerre mondiali e molte altri conflitti locali ancora in atto, a parlare dell’ennesimo crimine di guerra, dopo milioni di morti a discutere di altri, a combattere, come se uccidere sia un dovere, come se in guerra tutto sia lecito poiché i fatti dimostrano chiaramente che non ci si ferma davanti a niente o a nessuno, che siano bambini, medici o persone malate.

Chiunque abbia fatto partire l’ordine era sicuramente a conoscenza dei civili presenti nell’edificio, ma non è stato questo a porre fine al bombardamento, e quindi quali conclusioni possiamo trarre da ciò se non che la speranza di porre fine alle ingiustizie sia morta insieme a 22 persone innocenti? Non c’è altra spiegazione: in guerra ciò che conta è vincere, più si uccide più speranze si hanno di raggiungere questo scopo.

Articolo scritto da Ludovica Aisa, Vittoria Francescangeli e Alessandra Popescu

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