Viaggio introspettivo nella pittura di Frida Kahlo

TR17_novembre_3L’angoscia e il dolore. Il piacere e la morte non sono nient’altro che un processo per esistere. Nella vita di Frida Kahlo il dolore è stata una presenza costante. Alla nascita Frida è affetta da spina bifida, una malformazione della schiena. Fin dalla giovinezza presenta un’anima passionale, forte e indipendente che esprime attraverso la sua arte, cruda e spietatamente sincera.

È il 1925. Frida ha diciotto anni. È su un autobus, sta tornando a casa. Improvvisamente, l’autobus si scontra con un tram e finisce schiacciato contro un muro. Le catastrofiche conseguenze dell’incidente la porteranno a subire trentadue interventi chirurgici. Nonostante la perdita della propria integrità fisica, la pittrice cerca costantemente di opporsi al destino avverso che ha davanti a sé e lotta incessantemente per realizzare le proprie aspirazioni.

Lo studio di Frida è un letto a baldacchino, che i genitori le regalano per aiutarla a coltivare le sue velleità artistiche; sul soffitto vi è uno specchio, così che possa vedersi. Inizia a realizzare una serie di autoritratti, perché il soggetto che può riprodurre più facilmente è se stessa.

Diego Rivera è un noto pittore messicano. Frida si reca da lui per avere un’opinione sulle sue opere. Rivera è colpito dai quadri della giovane ragazza; decide così di introdurla nell’ambiente politico e culturale messicano. Nel 1929 Frida e Diego si sposano. Il loro matrimonio è segnato dall’infedeltà, entrambi hanno rapporti extraconiugali. La giovane ventiduenne inizia ad avere i primi rapporti omosessuali. L’anima di Frida, prigioniera di un corpo oramai svigorito dal dolore, continua a vivere leggiadra, ad affrontare esperienze sempre nuove, a sperimentare, creare, immaginare.

Durante il matrimonio, la pittrice rimane incinta, ma a causa dei suoi problemi fisici perde il bambino. Ho provato ad affogare i miei dolori, ma hanno imparato a nuotare. Nonostante la determinazione d’acciaio, la fragilità prende il sopravvento, costringendola a fare un bilancio delle esperienze vissute. Malgrado il divorzio nel 1939, Frida continua ad amare molto Rivera. Testimone di questo sentimento è il suo diario, dove scriveva: «Diego. Inizio/Diego. Costruttore/Diego. Mio fidanzato/Diego. Mio ragazzo/Diego. Pittore /Diego. Mia madre/Diego. Io/Diego. Universo/Diversità nell’unità/Perché lo chiamo il Mio Diego? Non è mai stato e non sarà mai mio. Diego appartiene a se stesso».

Il rapporto ossessivo con il suo corpo diviene il soggetto principale delle sue opere, caratterizzate da una forte carica emotiva; ella si serve di linee e colori per rappresentare la sua angoscia, il dolore che le attanaglia l’anima. È un’arte che nasce dalla sofferenza, quella di Frida. È l’urlo silenzioso di un’anima lieve che cerca disperatamente di evadere da una realtà costituita dalle quattro mura di una camera da letto.

Nel 1943 si sottopone ad un intervento chirurgico, in seguito al quale le viene amputata la gamba destra. L’ennesima sofferenza. Ma Frida continua a dipingere. Tra le ultime opere si annovera Natura morta. Viva la vida. La pittrice muore il 13 luglio 1953.

La pittura di Frida Kahlo è intensa, struggente, è il racconto visivo di una vita dolorosa, difficile, spesso insostenibile, ma pur sempre una vita. Nella sua arte non affiora solo il dolore personale, ma anche elementi che richiamano la storia dell’America latina, il surrealismo e il realismo magico, che troverà ampio sfogo soprattutto nella letteratura di Gabriel García Márquez. Frida rispecchia molto la tipica figura femminile dei romanzi di Márquez: bellezza atipica, donna decisa, intraprendente, forte, tenace ma sensibile, e soprattutto, ancora capace di amare con ogni fibra del proprio essere. “Non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza”.

Articolo scritto da Maria Policastrese

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