A chi parte e a chi resta

TR01_novembre_1La valigia sul letto è chiusa. Il vuoto dell’armadio si intravede da un’anta semiaperta. Tra qualche settimana la polvere si poserà su una scrivania ormai sgombra di libri e quaderni. La mamma trattiene a stento le lacrime per il suo bambino che bambino non è più. L’ultimo sguardo a casa e poi si parte alla volta di un futuro che spaventa.

Accoccolata nel suo letto c’è una ragazza. Dorme placida e sogna. Nessuno sa cosa, perché quando dormiamo entriamo in un mondo che è interamente nostro e che nessuno può portarci via.

Un giorno anche a questa ragazza toccherà partire, ma quel giorno è ancora lontano e lei non ci pensa.

La Sicilia dal finestrino di un aereo sembra minuscola, un triangolo nero profilato d’oro. Guardarla mentre si allontana e si rimpicciolisce fa male a chi, passeggero di quel volo, la lascia a malincuore. Chissà per quanto tempo non sentirà l’aspro profumo delle arance, per quanto tempo non vedrà l’Etna stagliarsi maestosa  e imponente sul cielo turchese. Ma c’è una cosa che lo spaventa più di tutto, un magone da cui non riesce a liberarsi. Mentre l’hostess spiega meccanicamente le misure di sicurezza, i suoi pensieri vanno alla madre e a quelle lacrime così faticosamente trattenute. Intanto le portiere si chiudono e l’aereo parte.

La ragazza che dormiva si è svegliata e con lo zaino in spalla percorre la strada verso la sua scuola. Guarda in alto, il cielo azzurro di ottobre è squarciato dalla scia bianca di un aereo partito da Catania e diretto chissà dove. Il suo pensiero corre veloce al passeggero malinconico partito la notte prima, che lascia la sua famiglia in cerca della propria strada. Lei non sta partendo, rimane al sicuro nel suo paesino, eppure, se ci pensa, anche a lei sembra di essere in viaggio. Rimane ferma ma le cose continuano a mutare attorno a lei: c’è chi parte e chi torna, chi cambia e chi invece resta uguale. Panta rei, diceva Eraclito, tutto scorre e tutto cambia attorno a lei. Il suo è un viaggio “immobile” e la prepara a quel momento in cui anche lei sarà su quell’aereo.

Quel volo è atterrato e il passeggero, alla vista della sua meta, per un attimo accantona la paura e capisce che la vita è un viaggio continuo, la ricerca del proprio posto nel mondo come l’incastro perfetto che lega due tasselli di un puzzle. E allora, passeggero, corri incontro al tuo futuro a braccia aperte! Risali la penisola e guarda la tua Sicilia dall’alto, da un’altra angolazione per scoprirne le  meraviglie più nascoste!

La giornata è finita ed io, prima di tornare a sognare nel mio letto, penso un’ultima volta a quell’aereo, a quel passeggero spaventato che sta costruendo piano piano il suo futuro, tassello dopo tassello. Sono sicura che sua madre, dopo averne pianto la lontananza, sta sorridendo perché in fondo è consapevole che il suo bambino è diventato un uomo. E allora buon viaggio passeggero! Buon viaggio a te che parti e a me che resto! Resto qui, nel mio viaggio immobile e aspetto che tu  ritorni.

Articolo scritto da Flavia Di Silvestro

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