Legalita’: un rumore che puo’ diventare musica
Che rumore fa la felicità? Si chiedevano i Negrita in una loro canzone del 2008.
Che rumore fa la legalità nella vita di noi giovani alla scoperta della nostra identità,alla ricerca di percorsi di senso che possano orientare il nostro futuro? Ci chiediamo noi oggi.
Un rumore assordante,martellante,carico di ansia e di inquietudine,di forte indignazione quando a provocarlo sono gravi scandali di corruzione,concussione,mafia inerenti il mondo politico,economico-finanziario,ecclesiale; fatti che riguardano importanti personalità apparentemente distanti dalle nostre giovani vite. Un tono questo che tende ad affievolirsi di pari passo al calare del sipario e dei riflettori dei media. A volte, invece, il rumore è quasi impercettibile perchè si tratta di notizie riguardanti forme di illegalità che non fanno più scandalo,nemmeno stupore … quasi sia qualcosa di normale e ordinario,parte della nostra società che esalta e giustifica l’astuzia e la cura del nostro interesse personale tralasciando il sistema dei valori e il senso etico.
C’è poi “un tempo dominato da una nostra estrema sordità”: il tempo della quotidianità. Quando.. nonostante parcheggiamo in doppia fila,usiamo il cellulare mentre siamo al volante,non rispettiamo le precedenze se siamo in fila ad uno sportello,imbrattiamo l’ambiente,chiediamo e concediamo favori calpestando con noncuranza i diritti altrui … la legalità diventa afona, senza suono, ci lascia freddi. La immaginiamo come una proporzione:in un mondo disonesto ,dove purtroppo esistono grandi sacche di criminalità,la nostra vita “normale” non ci sembra macchiata dall’illegalità. O almeno non troppo.
La legalità diventa qualcosa di grande,di impossibile da realizzarsi,di inaccessibile per noi ‘singoli e comuni mortali’;una sorta di lotta che compete esclusivamente a eroi come i giudici Falcone e Borsellino,a coloro che si occupano di criminalità organizzata e che intervengono nei maxi processi in tribunale. Ma non può essere cosi’: il rumore della legalità deve diventare famigliare per ciascuno, senza temere, perché è dalle piccole cose,è da noi stessi che si parte per cambiare il mondo. Lasciamo che la legalità diventi uno stile di vita,un impegno quotidiano a rispettare e praticare le leggi a partire da quelle che sembrano non avere incidenza sulla grande società. Privilegiamo anzitutto la conoscenza ricordando che l’ignoranza è la prima culla dell’illegalità. Bandiamo ogni forma di superficialità e indifferenza,ogni “piccola furbizia” che nasconde una limitata cura della legalità. Assumiamo un atteggiamento intelligentemente critico rispetto le situazioni e le cronache dei giornali,sostenuti dal coraggio di prendere posizione rimanendo fedeli ai propri buoni principi. Conserviamo la nostra criticità nei riguardi delle leggi stesse perché non tutto ciò che è legale è giusto (pensiamo al commercio delle sigarette,al sempre più popolare gioco d’azzardo,alla pena di morte ancora legale in molti paesi del mondo,alle leggi razziali che fanno della diversità un crimine) e non tutto ciò che è illegale è ingiusto. Purtroppo non sempre giustizia e legalità coincidono. A ragione Don Lorenzo Milani invitava i suoi ragazzi ad amare la legge non solo con l’obbedienza ma anche con l’impegno di cambiare quelle non ritenute giuste. Aiutati quindi dalle agenzie educative quali famiglia,scuola,gruppi culturali dobbiamo aprirci a una cultura della legalità sicuri che promuoverla significa valorizzare la dignità di ogni persona e il bene e la giustizia per tutti.
Solo così potremo dire che la legalità avrà il dolce suono della libertà,della democrazia,e di una vita umana autentica.
Articolo scritto da Federica Bene
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