In nome della Felicita’

TR01_novembre_2In questa immagine Christopher McCandless legge un libro, circondato solo dalla natura selvaggia e dai meravigliosi colori di un silenzioso tramonto. È la scena del film che parla di lui, Into the wild. Una storia vera interpretata da un bravissimo Emile Hirsch.

Christopher McCandless è un giovane, appartenente a una famiglia benestante, che si è laureato in scienze sociali così come vuole la sua famiglia, ma che al culmine dei suoi successi ha deciso di abbandonare tutto, famiglia e amici, e partire per fuggire da una società consumistica e capitalistica che lo soffoca. Sotto il nome di Alex Supertramp ha compiuto viaggi straordinari verso le immense terre dell’Alaska conoscendo persone a cui cambia la vita con le sue idee di libertà e amore apprese dai libri, gli unici oggetti che ha con sé. In Alaska trova la natura più selvaggia, incontaminata, pura e in essa trova se stesso. In questi miei colloqui con lei io mi libero da tutto quello che sono e da quello che ero prima”. È la poesia di Lord Byron con cui si apre il film. L’orizzonte di Alex cambiava così costantemente, lui era uno spirito libero che cercava solo nuove esperienze, cercava la verità, cercava il senso della sua esistenza e soprattutto la felicità. Alle citazioni dei libri che rappresentavano per lui le uniche leggi a cui attenersi, aggiunge poco prima di morire una sua citazione, ormai famosa: “La felicità esiste solo se condivisa”. Christopher non scrive questa frase perché si è pentito delle sue scelte, la scrive solo quando ha trovato la sua vera identità. E solo trovandola ha capito come arrivare alla felicità e condividerla.

Seneca nel suo De Vita Beata scriveva: “Tutti aspiriamo alla felicità, ma, quanto a conoscerne la via, brancoliamo come nelle tenebre”.  In queste ci si naviga un po’ tutti, mentre si vive con la paura dell’ignoto e con una verità opaca. Epicuro aveva trovato la sua verità distinguendo i piaceri in naturali e necessari (identificabili con l’amicizia, la libertà, l’amore e le cure), naturali e non necessari (come l’abbondanza e il lusso) e piaceri non naturali e non necessari (e cioè il successo, il potere e la gloria). Per essere felici e per non brancolare più nelle tenebre basta saper distinguere i piaceri e seguire poi unicamente quelli naturali e necessari. Essi non sono altro che i valori che ci rendono uomini, che rendono la vita degna di essere vissuta. Sono quei valori che riempiono lo spirito e che dicono di andare avanti nonostante tutto. Mentre si vive si è solo satelliti in continua orbita mentre tutto passa davanti ai nostri occhi.

Christopher era un satellite che non vedeva chiaro il suo futuro, non tollerava più il suo presente e si è allontanato da ciò che non condivideva operando una scelta coraggiosa, forte e drastica.

Pur ammirandolo, io invece credo che non bisogna allontanarsi, ma provare piuttosto a combattere per ciò in cui si crede e a costruire il domani con i valori naturali e assolutamente necessari. È indispensabile però, in un secondo momento, condividerli per poter conoscere se stessi ed essere davvero uomini, anche se il mondo è strano e incomprensibile. Alla luce di ciò che negli ultimi giorni giunge alle orecchie di tutti, in nome della Felicità, io riporto le parole di un discorso attualissimo del film Il Grande Dittatore: “Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica […] Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve gentilezza […] La libertà non può essere soppressa […] Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore.

Articolo scritto da Giulia Mannino

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