Lo sviluppo del concetto di religione, inserito in un contesto filosofico, dalla fine del settecento
La religione ha rappresentato, fin dalle origini dello sviluppo del pensiero umano, una base fondante della società.
Alla fine del secolo diciottesimo fu il filosofo tedesco Friedrich William Hegel a occuparsi di questo tema perennemente incombente nella società umana.
L’affermazione emblematica del pensiero religioso Hegeliano è che Dio si trova nell’uomo.
Sin dalla giovinezza il filosofo aveva posto al centro del suo pensiero il concetto di religione. Infatti negli ‘Scritti teologici giovanili’, caratterizzati dalla necessità di Hegel di comprendere il punto d’accordo tra finito ed infinito, egli concepisce il Cristianesimo come sapere assoluto del suo sistema filosofico.
Nel sistema Hegeliano filosofia e religione possiedono lo stesso sapere assoluto, ma lo esprimono in modi differenti: la religione si occupa di rappresentare l’assoluto, mentre la filosofia lo esprime nel suo concetto. Quindi per Hegel la religione si trova alla base di ogni cosa ed è solo grazie ad essa che può esistere la filosofia.
Pochi anni più tardi, dopo un’iniziale adesione alla filosofia di Hegel, il filosofo tedesco Ludwig Feurbach maturò una critica interna a tale visione, espressa nell’ ‘Essenza del Cristianesimo’ del 1841. Egli intendeva portare alla luce l’illusorietà del Cristianesimo seguendo un’interpretazione psicologica, secondo la quale ciò che gli uomini credono sia Dio è in realtà un tutt’uno con l’essenza umana. Sono gli uomini stessi a creare l’idea di un essere diverso da sé, sul quale non fanno altro che proiettare le loro stesse caratteristiche e qualità. Questa proiezione dall’umano al divino è intesa come religione. Per Feuerbach l’antica separazione tra umano e divino risiede nella loro identità, e perciò il fondamento della teologia è l’antropologia. Nell’ ‘Essenza della religione’ del 1845 l’autore, per spiegare il fenomeno religioso, parte dalla natura sensibile dell’uomo, ovvero il rapporto tra un io individuale e un tu individuale.
Da questa visione più disillusa del concetto di religione arriviamo a fine Ottocento alla visione drammatica del filosofo Arthur Shopenhauer. Egli, nel suo percorso, matura la convinzione che sarebbe meglio se l’uomo e il mondo non esistessero, poiché l’errore principale è il desiderio. Egli afferma che ‘Il mondo ha creato Dio, e non viceversa’. La religione per lui è una totale illusione che porta l’uomo alla disgrazia, e solo la filosofia è verità.
I filosofi descritti sono vissuti in un’epoca che va dalla fine della Rivoluzione Francese agli anni del grande sviluppo economico ottocentesco, epoca in cui iniziavano i primi pensieri critici ed in cui, però, la religione era un elemento pervasivo nella vita di ogni singolo. Nella società odierna, estremamente sviluppata e modernizzata, è ancora importante concentrarsi sul concetto di religione in quanto origine del percorso che l’uomo continuerà ad intraprendere?
Essa, da che è stata per migliaia di anni il centro fondante della società umana, è passata ad occupare un ruolo diverso, talora più marginale, dato che con lo sviluppo della società e con la sua modernizzazione anche il pensiero umano è mutato verso cammini sociali e filosofici diversi. L’uomo è uomo in quanto tale, ha il compito di migliorare la società in cui vive e la sua individualità attraverso il pensiero critico. L’uomo, ormai, deve vivere seguendo i propri valori, principi, desideri, volontà che sono intrinsechi in se stesso e nella sua società, e non solo in un concetto astratto ed illusorio quale è, per molti, talvolta, la religione.
Articolo scritto da Claudia Spagnulo
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