Abbiamo bisogno di un “nuovo umanesimo”
Il termine Umanesimo indica “convenzionalmente il periodo compreso tra gli ultimi decenni del XIV sec. e la fine del sec. XV, caratterizzato da un fervore per lo studio dell’antichità che si esplica in un’intensa attività filologica” (Devoto-Oli, 2009). A questo termine si attribuiscono anche altri significati quali la consapevolezza della posizione privilegiata dell’uomo sulla natura e una valorizzazione delle capacità e dignità dell’uomo.
Ultimamente si sente il bisogno del ritorno dei valori che hanno caratterizzato questo periodo poiché è come se l’umanità sia tornata alle condizioni primordiali: non vi è più coesione, amore per l’altro e giustizia. Stanno perdendo importanza tutte le qualità che distinguono gli uomini dagli animali e che permettono di farci apprezzare l’umanità. Ma quali sono i valori che aiuterebbero gli uomini a tornare alla luce? A tornare ad una “età dell’oro”?
L’Umanesimo si è distinto notevolmente dall’epoca precedente per le novità rivoluzionarie che ha portato, per la nuova concezione dell’uomo. Egli non era più imprigionato nella sua misera humana conditio, che implicava una evidente inferiorità rispetto a Dio ed una mortificazione della sua condizione di essere mortale, ma poteva finalmente essere fiero della sua humana dignitas.
Il culto della libertà diventa perciò fondamentale nell’Umanesimo. Una libertà che si estende sul piano politico, che proclama quindi una generale avversione alla tirannide, ma soprattutto sul piano morale, promuovendo la libertà di pensiero e di parola. Ad essa si affianca la rivalutazione del ruolo della natura che viene interpretata come il luogo dove Dio ha scritto “le sue leggi”, perciò l’uomo ha il dovere di contemplarla e esaltarla. Il rispetto della natura è necessario per far sì che l’uomo riesca a vivere in armonia tra le creature di Dio.
Ma ciò che è più importante per l’Umanesimo è l’amore. L’amore che permette all’uomo di elevarsi dal suo stato ferinus per accrescere la sua humanitas. L’uomo si deve allontanare dalla materialità e brutalità per fondare le proprie radici nella natura e trovare perciò la propria via nella razionalità e nella concretezza dell’azione. Il connubio tra uomo e natura lo eleva spiritualmente, moralmente ma, attualizzando questo concetto, anche socialmente. Con molta probabilità, se questo rapporto armonico fosse applicato nella realtà attuale, molti problemi non esisterebbero più o sarebbe certamente meno gravi. Ad esempio a prescindere dalla razza, ci sarebbe un maggior senso di uguaglianza in nome di quella dignità comune a tutti gli esseri umani; non vi sarebbero problemi ambientali, o almeno in minor parte, poiché sarebbe condiviso un senso di rispetto verso la natura e gli animali; non ci sarebbe l’ossessione verso i beni materiali e il denaro che invece caratterizza la società di oggi.
I valori che si dovrebbero riportare nella realtà odierna si concentrano in tre parole: amore, natura e humanitas. Questi principi permetterebbero all’uomo di migliorare la sua condizione e la sua convivenza con gli altri per affrancarsi da questa crisi morale e sociale e tornare ad una nuova forma di “umanesimo”.
Articolo scritto da Ludovica Aisa
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