La donna sotto il microscopio

TR09_dicembre_3La violenza sulle donne è un tema abbastanza diffuso all’interno della società. I dati sulle vittime di abusi sono raccapriccianti, nonostante la tanto decantata “civiltà” dei giorni nostri. Ciò accade poiché la nostra società affonda le sue radici in una cultura arcaica che considerava la donna soggetta all’uomo, riconosciuta esclusivamente come moglie e madre.

Analizziamo la figura della donna dall’antichità a oggi. In Grecia la donna non aveva ruolo sociale,le era riconosciuta solo la capacità di procreare. Dunque doveva sposarsi ,mettere al mondo figli, preferibilmente maschi, che avrebbero continuato la stirpe, e occuparsi del buon andamento della casa. Anche a Roma la donna era riconosciuta tale solo in quanto madre dei cittadini maschi e  moglie attenta e premurosa. Nel Medioevo non solo la donna assunse un ruolo nettamente inferiore a quello dell’uomo, ma addirittura si considerava come l’incarnazione del male e creatura demoniaca. Con l’avvento di un’economia più dinamica le donne caparbiamente iniziarono a lavorare ma furono sfruttate e sottopagate. Durante il Rinascimento la visione femminile risultava incentrata sull’esaltazioni poetiche e sulla rappresentazione della sua bellezza. Tali raffigurazioni però erano limitate in quanto nella visione cristiana la donna era fonte di vizio. In un’epoca non molto lontana dai giorni nostri, la figlia femmina era considerata proprietà del padre e quest’ultimo aveva il diritto di scegliere chi la figlia dovesse sposare.

Pertanto con l’affermazione di un modello patriarcale e con la prevalenza maschile nel corso della storia il mondo ha assunto determinati atteggiamenti discriminatori e violenti nei confronti delle donne . Non ci fermiamo però solo a considerare la violenza fisica sulle donne, in realtà possiamo infatti far riferimento alla violenza economica, culturale, sessuale, politica , psicologica ecc.

Quest’ultima , spesso sottovaluta, è in realtà precursore di altri tipi di violenza. Infatti  con violenza psicologica intendiamo una serie di atteggiamenti e discorsi che mirano a denigrare l’altra persona e il suo modo d’essere e che hanno lo scopo di rendere l’altro insicuro, così da poterlo controllarlo e sottometterlo. Questi atteggiamenti sono causa di sofferenze e disagio per le donne che ne sono vittime, poiché la ripetitività dei gesti e il loro carattere umiliante creano dei processi distruttivi nelle vittime e nei peggiori dei casi sfociano in violenze vere e proprie.

Il 35 % delle donne nel mondo ha subito una violenza fisica o sessuale , dal proprio partner  o da un’altra persona. I due terzi delle vittime degli omicidi in ambito familiare sono donne. In Italia, secondo i dati ISTAT del giugno 2015, 6 milioni 788 mila donne hanno subito nel corso della loro vita una violenza fisica o sessuale. Il 31, 5 % ha tra i 16 e i 60 anni, quasi una su tre. Il 12 % di queste donne non ha avuto la forza di denunciare la violenza.  Per contrastare questo terribile e crescente fenomeno di violenze sono stati fatti passi avanti, ma spesso i diritti delle donne sono solo scritti sulla carta e non affiancati dagli atteggiamenti. Bisognerebbe partire da una rieducazione della mentalità maschile e lavorare per una società migliore priva di limiti culturali e stereotipi sociali.

La donna non è un oggetto, non è uno strumento di piacere. Non è possibile annullare la sua libertà. Ogni donna ha la sua libertà e la sua dignità. La sua fragilità e la sua sensibilità sono solo virtù di una creatura differente dall’uomo, ma complementare, che non ha necessariamente bisogno di essere protetta e tutelata. Una donna, sebbene non lo dia a vedere ha in sé una forza esemplare, e quel suo aspetto fragile e delicato non deve essere motivo di abusi di nessun tipo.

Articolo scritto da Federica Di Dio

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