Periferie italiane come le banlieu?
“L’Italia agli Italiani!” È questo lo slogan a cui sempre più spesso sentiamo inneggiare nel nostro paese. Ciò a testimonianza di un modello di sviluppo metropolitano miope ed egoista che contraddice la tendenza e il progetto di globalizzazione ed integrazione, verso il quale, invece, la società deve tendere.
La conseguenza è che oggi in Italia, specie al centro-nord, si sta correndo quello che da molti viene delineato come rischio Banlieu, fenomeno tristemente famoso delle periferie francesi nelle quali è fortemente radicata quella precarietà sociale che è causa di emarginazione, odio e violenza.
Proprio negli anni settanta in Francia si è iniziato ad utilizzare questo termine come sinonimo di grandi progetti residenziali a basso costo destinati agli immigrati stranieri, dove degrado, sovraffollamento e mancanza di infrastrutture hanno rappresentato negli anni l’humus nel quale è nata ed è cresciuta la criminalità con traffico di droga e di armi.
Qui più che altrove è cresciuta così una popolazione di emarginati, sempre più arrabbiati e culturalmente sempre più distanti dal resto del paese tanto da poter essere considerato un vero e proprio ghetto, dove il grado di scolarizzazione è bassissimo e gli unici riferimenti sono le bande di strada che si fanno la guerra per il controllo di un bar o di una via, una vera e propria giungla urbana con propri codici e riferimenti di guerra.
Sono i figli degli arabi e in generale degli immigrati nei decenni; una fetta cospicua di francesi che non si sentono tali, sono Europei solo di nome, non di fatto, non nella loro identità!
È proprio in questo contesto di degrado sociale che vanno ricercate anche le radici europee dell’ISIS. Proprio qui si trova la giusta miscela di sradicamento, malcontento, odio religioso, che ha alimentato le simpatie pro-Al Quaeda prima e filo-ISIS oggi e in questa desolazione culturale, il messaggio religioso fanatico del Califfato trova adepti e aspiranti martiri, estremisti pronti a compiere dei massacri.
Ma anche l’Italia è a rischio Banlieu?
L’Italia non è la Francia, ma i segnali di allarme non mancano. Molte periferie crescono in modo abnorme, ma a differenza di ciò che è avvenuto in Francia, la ghettizzazione avviene anche nei centri storici che diventano fatiscenti e nelle campagne dove gli immigrati sono pronti a lavorare per pochi euro al giorno, diventando così i nuovi” schiavi”. Da noi c’è una seconda generazione di immigrati che è alla ricerca di una propria identità, giovani che subiscono angherie e che prima o poi agiranno o che peggio potranno diventare calamite di reclutamento per progettazione di eventi eversivi.
Ora in Italia come in Francia è importante più di tutto evitare la segregazione e l’abbandono e noi italiani che più di altri abbiamo vissuto, in un non tanto lontano passato, sulla nostra pelle le “Little Italy”, dove l’emarginazione alimentava l’odio, non possiamo permettere che si costituiscano qui da noi le “Little Tunisia” o “Little Algeria”, ma dobbiamo lavorare tutti per una giusta mescolanza di etnie e culture diverse, in un’ ottica di arricchimento ma anche di garanzia di conservazione di storia e tradizioni. Basta all’odio razziale, basta al rifiuto indiscriminato del diverso, solo perché tale!
L’integrazione deve essere intesa come conseguenza di una realtà già in essere e probabilmente, non sarà più un’ utopia.
Sono, dunque, indispensabili investimenti mirati per rendere le nostre città a misura di società multietnica quale la nostra oramai è. Sono imprescindibili le misure educative e di formazione destinate ad alunni e genitori stranieri per trasformare i luoghi di emarginazione, o ghetti, in luoghi di incontro culturale con i tratti della mescolanza sociale.
Molto si può fare, e si dovrà fare per evitare che sofferenza, odio ed intolleranza possano essere le uniche caratteristiche della nostra società futura.
Diciamo STOP a tutte le Banlieu del mondo!
Articolo scritto da Eleonora Schifa
Stile: 2
Originalità: 3
Messaggio positivo: 2
Cogitabilità: 3