James Matthew Barrie o il ragazzo che non voleva crescere

TR17_Dicembre_2La distanza tra l’uomo e il bambino è il sogno. Ne era ben consapevole Barrie, drammaturgo scozzese, quando scrisse un’opera teatrale dal titolo Peter Pan o il ragazzo che non voleva crescere. Tutti conoscono la storia del bambino che volò sull’Isola che non c’è mettendosi a capo dei bimbi smarriti, a cui donò poi Wendy, giovane racconta-storie e madre provetta, ma solo per un breve arco di tempo, fino a quando questa non decise di ritornare a casa, e crescere. Ma cosa si cela dietro a questi personaggi?

Nato in Scozia, nel 1860, J.M. Barrie è il più piccolo di dieci figli. Dalla salute cagionevole, cerca di attirare su di sé l’attenzione della sua famiglia inventandosi storie fantasiose. Trascorre la maggior parte del suo tempo con la madre, fino al giorno della tragedia: il fratello maggiore, David, muore pattinando sul ghiaccio un giorno prima del suo 14° compleanno.

James ha sei anni: consola la madre, caduta in un grave stato di depressione, indossando i vestiti di David e assumendo i suoi atteggiamenti, leggendo per lei classici della letteratura.

A otto anni si allontana da casa per seguire i propri studi presso varie accademie. Viene a formarsi nella sua mente l’immagine dell’Isola che non c’è.

Ma Neverland è prima di tutto un quartiere di Londra a cui lo scrittore scozzese si ispira perché scrigno di ideali di libertà e uguaglianza ereditati dalla Rivoluzione francese che adesso minacciano di diffondersi anche in Gran Bretagna, e per questo isolato dal resto della città.

Ed è nella trasposizione mentale di un ghetto variopinto che giungono tutti i bambini perduti, caduti dalla carrozzina e dimenticati dai genitori, e forse Barrie immagina che quelle foreste selvagge abbiano accolto anche il fratello David.

È nei giardini di Kensington che lo scrittore è solito trascorrere i suoi giorni con il cane Porthos, fino al provvidenziale incontro con i cinque figli di Sylvia e Arthur Davies: George, Jack, Michael, Nicholas e Peter.

Instaura con i quattro un rapporto di giochi fantasiosi e immaginazione: Barrie ha finalmente trovato i bimbi sperduti da cui trarre ispirazione per le sue sceneggiature e, soprattutto, con i quali poter ritornare bambino e rivivere un’infanzia pietrificata dalla tragedia che ha investito la sua famiglia. Nasce Peter Pan, personaggio semplice e vibrante che riesce a colorare persino il grigiore di Londra, emozionare un pubblico altolocato e invecchiato dall’amarezza, per farlo ritornare bambino almeno nell’intervallo di un tempo teatrale che appare come un sogno: le avventure di un piccolo eroe che esprime un desiderio a cui tutti, almeno una volta nella loro esistenza, hanno anelato, colpiscono i cuori più induriti e la critica è totalmente conquistata.

Dello scrittore dirà Stevenson: “Io sono un artista. Lui è un genio”.  Ma Barrie, più che un genio, è semplicemente un adulto che ha preservato il bambino di una volta, capace di sentire con la leggerezza che solo gli artisti e i sognatori possono avere (diceva Calvino: Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore).

Nel 1907 Arthur Davis muore, seguito tre anni dopo da sua moglie, Sylvia, la quale affida a Barrie la co-custodia dei suoi figli. Iniziano a circolare voci circa una presunta pedofilia dello scrittore nei confronti dei quattro bambini, dicerie senza basi che vengono presto smentite dagli stessi bambini. Ma la calunnia aleggia ormai intorno al rapporto puro del vero Peter Pan e dei suoi bimbi smarriti, i quali vanno incontro ad un fatale destino.

La commedia che tanto ammaliò il pubblico londinese si rivela profetica: i quattro Davies non invecchieranno mai.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, George e Peter si arruolano. Il primo muore a soli ventun anni in trincea, il secondo sopravvive fino a fondare una casa editrice, la Peter Davies.

Il più piccolo dei fratelli, Michael, muore annegato nel 1921, a venti anni, con il suo probabile amante. Nel 1960, dopo la morte dell’ultimo fratello rimasto in vita, John, Peter si getta sotto un treno. Sta tutta qui la differenza tra il sogno e la realtà: il Peter che è riuscito a fuggire sull’Isola che non c’è non morirà mai, quello intrappolato invece nella pesantezza della sua esistenza si è suicidato.

Oggi il personaggio di Peter Pan è rimasto scolpito nella storia della letteratura, simbolo di un νόστος, un viaggio di ritorno verso il regno dell’infanzia. Chi non può dire di non aver trascorso la sua infanzia immaginando di essere in un altro luogo? Chi non è fuggito, almeno una volta, nella propria dimensione del sogno, regno di libertà che la vita, talvolta, non concede? Ma il sogno è anche altro; è il mare che restituisce alla spiaggia i rimasugli di quello che un tempo ha brillato, lo specchio che cela immagini insidiose e tristi presagi. Nulla di più ambiguo di un sogno.

Molte Wendy che si piegano all’inevitabile logica della vita.

Pochi Peter che riescono a preservare la loro purezza dal grigiore e dal cinismo di un mondo adulto. E Barrie era uno di questi.

Articolo scritto da Gabriella Corigliano

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