Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare

TR18_gennaio_2“Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti troverai solo.”

Questa frase è stata pronunciata da Harvey Milk, un noto attivista e politico statunitense per i diritti omosessuali, che inizierà la sua battaglia per i diritti civili nel 1970, a San Francisco.

Siamo nel 2016, in Italia, e sin dall’elezione del presidente del consiglio Matteo Renzi nel 2014 aleggia nell’aria la promessa di una legge sulle unioni civili.

Un tema che si potrebbe definire, più che caldo, scottante, per il nostro paese. Ci sono forti opposizioni a questa legge, a partire dai diversi partiti, ma anche una forte opposizione da parte della Chiesa. Sono stati svolti dei sondaggi, delle statistiche, dei dibattiti in televisione. Quello che molti sembrano non cogliere, quando si parla di questo argomento, è che stiamo parlando di diritti, stiamo parlando di persone. Non si tratta di ciò che ciascuno pensa su questo fenomeno, e nemmeno se bisogna permettere che le unioni civili siano approvate o meno. Questo è ormai un fenomeno in atto, da molto tempo, e rimandare una legge fondamentale come questa non farà altro che aggravare un problema che già sussiste. Le coppie di fatto, le famiglie “omogenitoriali” – in qualsiasi modo vogliamo chiamarle – esistono in Italia. Sono persone, e hanno dei nomi, hanno delle facce, hanno dei doveri. E hanno anche dei diritti. Durante il corso della storia ci sono sempre state persone più propense ad accettare il cambiamento di altre. E non che le prime fossero necessariamente migliori rispetto alle altre.

Semplicemente alcuni, di fronte a questi grandi cambiamenti, si sentono disorientati.

È molto più facile chiudere gli occhi di fronte a ciò che ci fa paura, invece di affrontarlo. È molto più facile essere egoisti, dirsi che non siamo obbligati a partecipare a battaglie che non riteniamo nostre. E nessuno ci obbligherà a farlo, se non vogliamo; siamo in un paese democratico, dopotutto. Con tutti gli aspetti positivi e negativi che questo comporta.

Semplicemente, se noi per primi ci comportiamo in questo modo, non dobbiamo e non possiamo pretendere che le persone non facciano lo stesso. Quando subiremo un’ingiustizia, quando sarà il nostro turno, ed arriverà, perché l’ingiustizia non risparmia nessuno, penseremo a quando ci trovavamo dall’altra parte. E ci chiederemo come è possibile che nessuno voglia aiutarci.

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

Articolo scritto da Alessia Saragozza

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