Semplicemente bambini
“Gli Stati riconoscono il diritto di ogni bambino ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e a non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”: così dice l’articolo 32 della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.
Purtroppo non tutti i bambini sono protetti dallo sfruttamento, molti di loro diventano soldati, altri “lavorano” nel circolo dello spaccio, le bambine invece vanno incontro alla prostituzione e poi ci sono quelli che vengono impiegati nelle grandi aziende.
Quando si è bambini, l’unico pensiero dovrebbe essere quello di divertirsi, di giocare e di stare insieme alla propria famiglia, non quello di svegliarsi tutte le mattine all’alba per andare a “lavorare”, o per meglio dire essere sfruttati per sopravvivere, poichè a cinque anni non si dovrebbero avere questi pensieri: ma purtroppo, anche se può sembrare impossibile, questa è una realtà molto vicina alla nostra.
In parecchi paesi poveri che appartengo ad esempio all’Asia o all’Africa, dove sono situate fabbriche di famosi marchi, molti bambini vengono sfruttati per lavorare poichè grazie alle loro piccole mani riescono ad eseguire dei lavori che gli adulti non riuscirebbero a fare, anche perché lavorando in nero il loro stipendio è molto misero se non quasi nullo; ma tutto questo è sbagliato ed illegale, perché i bambini dovrebbero essere spensierati e andare a scuola ad imparare, e non al contrario apprendere un lavoro che li metta in pericolo sia dal punto di vista fisico che psicologico.
Ma oltre ad essere sfruttati in questo campo, purtroppo, vengono anche arruolati nell’esercito e da semplici bambini diventano bambini-soldato.
Nessun uomo dovrebbe vedere o conoscere la guerra, e in particolare i più piccoli, che devono essere protetti da queste crudeltà del mondo o per meglio dire degli uomini.
Poichè il male che viene fatto a questi minori è causato da uomini, dagli stessi uomini che forse nelle loro case sono genitori e amano i propri figli, e come ogni padre o madre non vorrebbero mai vederli soffrire o rischiare la propria vita: e allora perché la stessa cosa non vale per i bambini poveri?
Perché in loro vedono un guadagno, un tornaconto personale, e quindi anche se sono minori non fa niente: importanti per molti sono le cose materiali ed in particolare i soldi.
A causa dell’egoismo che colpisce la nostra società, tanti, troppi bambini vengono privati di una vita “normale”, di un’infanzia felice e anche della loro libertà: e non c’è cosa peggiore che perdere la propria indipendenza e quei diritti a cui siamo così abituati da non ritenerli importanti, quando invece ci sono parti del mondo dove la libertà costa la vita.
Per proteggere i diritti di questi bambini bisognerebbe eliminare il problema al nascere: e quindi la povertà, anche se questo può sembrare un sogno utopistico, visto che molte famiglie pur di sopravvivere sacrificano i più piccoli.
Molte associazioni, per la tutela dei diretti dei più piccoli, stanno cercando una soluzione a questi problemi, come ad esempio l’Unicef, la quale si propone di intervenire con due tipi di azioni: da un lato programmi di sostegno all’economia familiare, che rendano meno necessario il ricorso al lavoro dei più piccoli, dall’altro interventi a favore dei bambini lavoratori, per tutelarli e garantire loro possibilità di andare a scuola.
Anche noi nel nostro piccolo possiamo contribuire, ad esempio non comprando quei giocattoli o oggetti che sappiamo sono stati prodotti dalle lacrime e dalle fatiche dei bambini.
Articolo scritto da Maria Francesca Petraccia
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