Le maledizioni dell’eroe moderno
Una volta, tanto tempo fa, un certo signor Bertold Brecht scrisse in una delle sue opere che è sventurata la terra che necessita di eroi.
È, riflettendoci, una delle più veritiere affermazioni riguardo agli eroi moderni: paladini inconsapevoli, non indossano più calzamaglia, maschere e mantelli, ma compensano con divise, camici e toghe. Eroi celebri e celebrati solo nel momento della morte, vittime di un’informazione lampo, perennemente in incognito tra la folla.
Così diversi dagli eroi classici, che furono celebrati con poemi immortali e versi di qualità artistica inestimabile, che furono semidivini e destinati alla gloria eterna.
Eppure maledetti come questi ultimi; certo, nel caso degli eroi antichi la maledizione era concreta: dannati da profezie a non trovare la felicità, alla morte prematura e insepolta.
La maledizione dell’eroe moderno è invece più astratta, infida e doppia. Una doppia infelicità.
La prima maledizione è essere un modello che emerge sulla massa poiché combatte una situazione disperata, poiché anziché evidenziare un punto di apoteosi della storia umana ne mostra uno di caduta, addirittura libera. È necessaria dunque la presenza di un eroe, di un martire, per riscattare una circostanza sconsolata che affligge un popolo.
La seconda maledizione è la solitudine a cui è costretto l’eroe: alle volte un reietto, alle volte classificato come idealista, alle volte come sognatore. E allora, a ben guardare, si nota che molti dei nostri eroi moderni sono morti in solitudine, o forse, di solitudine.
Combatte da solo le proprie battaglie l’eroe moderno, di tanto in tanto assistito dai suoi simili. È in fondo questa la sciagura dei popoli ‘che necessitano di eroi’: eroi come mosche bianche bloccate nella melassa, ostaggi del conformismo di massa.
Eppure continuiamo ad avere bisogno di loro, e dunque, se ognuno nel mondo contemporaneo ha dentro di sé le potenzialità per essere un eroe, che se ne creino di più. Si dia ai giovani ideali in cui credere, ideali di pace e uguaglianza.
Scommetto che chi raccoglierà questa sfida saprà rendere questa nostra Italia, questo nostro pianeta, un posto migliore.
Articolo scritto da Arianna Fummi
Stile: 3
Originalità: 2
Messaggio positivo: 2
Cogitabilità: 1