La selezione degli embrioni: tra scienza e morale

TR05_gennaio_1Negli ultimi anni la scienza ha fatto scoperte tali da specializzarsi in moltissimi aspetti della vita. La cura delle malattie dell’uomo e la loro prevenzione sono il principale oggetto della ricerca medica. Si cercano soluzioni per combattere le patologie genetiche ereditabili, che sono spesso molto gravi, operando dal principio con metodi sempre più precisi e sofisticati. Uno dei modi per prevenire queste malattie è quello di studiare i geni del figlio prima della sua nascita, dipendenti da quelli dei genitori, e ricorrere alla selezione degli embrioni.

La fecondazione assistita è il processo mediante il quale si attua l’unione della cellula uovo e dello spermatozoo artificialmente. Una delle più diffuse è quella in vitro che consiste nel prelevare una cellula dall’ammasso embrionale che si è formato dopo la fecondazione, controllarne il cariotipo, ovvero le caratteristiche del suo DNA, ed eseguire l’analisi genetica. A questo punto se l’embrione è sano viene impiantato nell’utero della madre.

Resta però un problema: cosa succede se l’embrione è malato?

Nel caso in cui una coppia sia portatrice di malattie genetiche ereditarie è possibile selezionare i sani e scartare quelli malati. Secondo le norme italiane è vietato utilizzare per scopi sperimentali o sopprimere gli embrioni scartati, malati e non, che verranno conservati nei congelatori dei centri, che svolgono questo tipo di lavoro, finché non si sarà trovata una soluzione.  Al contrario, in Gran Bretagna, Svezia e Spagna è possibile svolgere degli studi sulle cellule con sviluppo inferiore a 14 giorni, in quanto non vengono ancora classificate come embrioni. Inoltre in Gran Bretagna, Francia, Spagna, Svezia, Usa e Australia le ricerche possono essere effettuate sugli embrioni scartati dopo il consenso della coppia.

Ma fino a dove può spingersi la scienza senza oltrepassare la morale umana?

Questioni come queste non sono per niente banali e possono facilmente entrare in contrasto con l’etica e la religione, tanto che ogni paese, pur partendo da uno stesso principio di base, ha sviluppato leggi e norme diverse. Nel corso del tempo si sono sviluppati dibattiti che vedono come protagoniste persone con opinioni eterogenee: c’è chi è contro la soppressione degli embrioni, ma accetta l’aborto, e chi crede che subito dopo la fecondazione le cellule costituiscano già una forma di vita la quale, anche se malata, non può essere uccisa. Quest’ultima idea è sostenuta fortemente dalla Chiesa che ritiene ogni essere vivente un dono di Dio e considera l’aborto volontario una scelta tanto immorale da comportare, almeno fino a qualche tempo fa, la scomunica da parte della Chiesa.

Scelte di questo genere sono molto importanti e possono determinare grandi cambiamenti all’interno di una famiglia, soprattutto in presenza di gravi malattie. E’ difficile giudicare se sia morale o immorale la selezione degli embrioni da parte di una coppia, se si parte dal presupposto che tutti debbano avere il diritto di poter crescere dei figli sani. Non è giusto togliere il diritto alla vita di un embrione, ma è altresì ingiusto costringere una famiglia a crescere un figlio malato, se questa non se la sente. Ecco su cosa si pone il dibattito odierno, e sarà difficile prevedere come andrà a finire.

Articolo scritto da Ludovica Straccia

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