Scrivere a mano per non essere dimenticati
Stiamo iniziando a dimenticarci la bellezza di ricevere una lettera scritta a mano, quella ricca di sentimenti, quella che solo nell’aprirla percepisci la presenza dell’altro, quella in cui impari a conoscere l’ altro grazie alla sua grafia, al suo modo di inclinare le lettere, e nella quale dalla perfezione o meno di queste comprendi l’ emozione con la quale quella lettera è stata scritta.
Scrissi a filo continuo, stringendo la pena fino a indolenzire le dita, unica parte allenata di un corpo mollusco. Scrissi in discesa, la pendenza del banco si inclinava verso di me con mandrie in corsa e nuvole di polvere ricorda Erri De Luca nel primo capitolo del suo ultimo libro “Il più e il meno” riferendosi al primo vero tema che ha scritto a scuola, da bambino, e grazie al quale ha compreso che la scrittura era campo aperto, via d’ uscita. E’ in tutti noi il ricordo di quel primo tema, di quella mano tremante, incerta nel legare le lettere, nella punteggiatura, e poi quelli successivi con sempre più sicurezza in noi stessi, con sempre maggior voglia di esprimere noi stessi, di dimostrare chi siamo veramente. Mentre noi possiamo affermare con certezza di aver vissuto tutti quel momento, potranno le prossime generazioni dire lo stesso? Comprenderanno i nostri figli questo tipo di emozione? Oppure proveranno solo la sensazione di toccare i freddi tasti di un computer? Le loro mani saranno mai stanche per aver scritto troppo? O avranno solo sempre gli occhi rossi di chi passa troppo tempo davanti ad uno schermo? Sarà questa la fine della scrittura?
Forse saremo costretti a raccontare ai nostri figli e nipoti cosa si prova a tenere una penna in mano, come se fosse una favola della buonanotte. Tutto ciò dipende da noi, noi che siamo ancora in tempo per impedire che la scrittura a mano diventi solo un lontano ricordo. L’unica cosa che possiamo fare è educare i nostri figli come è stato fatto con noi, cercare di trasmettere anche a loro questa cultura, ormai considerata obsoleta, dello scrivere in corsivo, in quanto tutti dovrebbero essere in grado di legare in quel modo così armonico le lettere tra di loro e tutti dovrebbero aver un modo personale di scrivere , di poggiare la penna sul foglio, di inclinare le lettere, di tenere la penna in mano perché da tutti questi piccoli e spontanei gesti si comprende la personalità di chi scrive.
Il problema che maggiormente si pone è quello legato alla comodità e purtroppo anche al tempo, poiché oggi siamo sempre più affascinati da ciò che ci fa risparmiare tempo, da tutto ciò che è progresso con la smania di stare al passo con gli altri, per poter essere uguale agli altri, se un tempo questa uguaglianza era rappresentata dalla grafia perfetta, oggi è data dall’ ultimo modello di iPad o telefono.
Invece, cari ragazzi, in questo mondo che tende sempre di più ad omologarci, ognuno dovrebbe possedere una propria impronta, una caratteristica che lo renda diverso, unico, e cosa potrebbe essere meglio della propria grafia per distinguersi dalla massa?
Articolo scritto da Alexandra Popescu
Stile: 2
Originalità: 2
Messaggio positivo: 2
Cogitabilità: 1