Luoghi comuni, pensieri comuni, opinioni comuni, pregiudizi comuni

TR11_febbraio_1La nostra vita ormai è basata su ciò che viene detto da qualcuno di importante: così ci formiamo subito un’opinione su un fenomeno che sta accadendo. Può essere un punto di vista  che abbiamo sempre contrastato o criticato o reputato sbagliato:   se viene espresso da un mass media, diventa l’unica verità assoluta…

Alcuni esempi possono essere in riferimento agli immigrati: rumeno, albanese, bulgaro, russo: disgraziato, assassino, criminale, malvivente, pericoloso. Marocchino, egiziano, libanese, siriano: terrorista, abusivo, cattivo, pericoloso.

Chiunque sia estraneo alle nostre abitudini, per i divulgatori – poco attenti e poco informati –  di notizie, è pericoloso, criminale e nuoce alla nostra incolumità.

Noi cittadini però non ci opponiamo a queste generalizzazioni facili, ce  le teniamo ben strette,  perché è più facile dare la colpa di qualche disgrazia a un gruppo di persone innocenti… Un po’ come le premesse del nazismo:  la crisi economica della Germania non era causata dagli assurdi sprechi di Hitler negli investimenti per la guerra,  bensì degli ebrei, perché erano diversi,  perché erano decidi,  perché  erano  ricchi, perché erano parassiti …

Sono trascorsi quasi ottant’anni:  non ci siamo evoluti molto …

Una famiglia che scappa da un paese in guerra ha il diritto di essere ospitata dignitosamente in uno stato civile e in condizioni di pace , e noi abbiamo il dovere di  accogliere  nel nostro paese queste persone più in difficoltà di noi.

Non per denaro né per profitti ma per umanità, per rispetto nei confronti della vita di qualcun altro, perché lo stato nel quale viviamo non è nostro ma è di tutti,  come il mondo,  che purtroppo non cambierà mai.  Non risolveremo mai i problemi , senza che tutta l’umanità si impegni. Dal problema dell’ambiente  alla fame nel mondo, dalle malattie alla povertà , dall’analfabetismo all’ignoranza. Se questi problemi, come molti altri, non vengono risolti tutti insieme, non ci sarà mai la pace, non ci sarà mai un’unione di paesi e persone.

Il pregiudizio comune più diffuso in questo periodo è sicuramente pensare che tutti i musulmani siano dei terroristi, che vogliano ammazzare tutti gli infedeli e imporre la loro religione a tutti.

Premesso che il Corano è una sorta di terzo libro della “Trilogia della Bibbia” e che diffonde pace e non guerra, i cristiani nel ‘400 con le crociate imposero il cattolicesimo  ovunque ci riuscissero,  con metodi anche molto brutali. Ma non erano tutti i cristiani cattolici a partire per le crociate,  bensì i prìncipi e i re europei che volevano conquistare nuovi paesi: la religione era una scusa.

Ed è così  anche adesso!

Non sono le famiglie musulmane che fanno questa lotta, questa guerra di religione, sono dei fanatici che vogliono conquistare il mondo usando la religione come scusa.

Delle persone che scappano dal loro paese a causa della guerra come i siriani, non vogliono iniziare un nuovo periodo di terrore e paura, vogliono porvi  fine. Scappano da un posto dove hanno costruito la loro vita con fatica e hanno un lavoro, dove hanno degli affetti e dei ricordi, dove hanno sempre vissuto; ora non sanno cosa potrebbe succedere loro se rimanessero lì, allora partono vero l’ignoto senza essere sicuri di sopravvivere. Delle persone con questo passato, con queste sofferenze non vogliono rivivere la guerra, non vogliono ritrovarsi di nuovo in una condizione di paura, di incertezza, di insicurezza, di tristezza.

Forse a volere la guerra è chi sta bene, chi ha il potere e ne vuole ancora di più, chi sa che non sarebbe in pericolo, chi sa di non morire,  a discapito di milioni di  vittime; chi è al sicuro in qualunque circostanza.

Articolo scritto da Carlotta Pairotti

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