Whatsapp: mezzo di comunicazione o di incomunicabilita’ dell’emozione?

TR03_novembre_1Whatsapp: mezzo di comunicazione o di incomunicabilità dell’emozione? I rapporti umani del ventunesimo secolo si trovano in grande pericolo poiché sono sempre più minacciati da cellulari, tablet e forse anche da qualche superstite PC. Si tratta davvero di progresso? Velocità di comunicazione contro espressività del tono di voce, comunicare con l’amico che abita nell’emisfero opposto dimenticando l’amicizia nella dimensione virtuale. Tanti pro quanti contro per un mezzo di comunicazione (forse) destinato a prevalere. La madre può comunicare con il figlio partito per il viaggio-studio in Inghilterra… come potrebbero fare a meno dello smartphone? Il progresso deve arricchire l’uomo, senza privarlo di uno dei doni più affascinanti che possiede: quello della parola, che sia una parola ragionata, o emozionata, o o formale, ma parola reale. No alle emoticons e si ai sorrisi e alle strette di mano. Potrebbe essere un’arma a doppio taglio quella degli smartphone, sempre piu indispensabili per uomini e donne di ogni età, ma come sostenne Orazio:”In medio stat virtus”. Uso senza abuso, sarebbe questa la retta via, evitando la dipendenza che tali mezzi causano e fruendo razionalmente di quanto di positivo essi comportano. Adulti e giovani sapranno trovare il giusto equilibrio, in modo da sfruttare al meglio la tecnologia senza dimenticarsi dello straordinario potere del λόγος? Oggetto di studio fin dall’ antichità, il discorso è coinvolgimento, interesse, conoscenza, sapienza. “Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.”(Sigmund Freud)

Articolo scritto da Benedetta Vale

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