Di fiabe gender e libri proibiti

TR14_Novembre_2L’inizio di questa storia è una semplice circolare scolastica del 3 luglio 2015 da parte del sindaco veneziano Luigi Brugnaro che diceva più o meno così: “tutti i libri che parlano di gender, genitore 1 e genitore 2, verranno tolti dalle scuole veneziane (…)”.

O meglio, a essere precisi per il vero inizio di tutto bisogna riavvolgere il nastro ancora di un anno e poco più.

Camilla Seibezzi, consigliera con delega ai diritti civili del Comune di Venezia, stila una lista di 49 fiabe da leggere nelle scuole materne ed elementari, fiabe trattanti temi come la diversità e la discriminazione, ma anche come le famiglie adottive o monogenitoriali. Fino ad arrivare al punto scottante della questione: le famiglie omogenitoriali.

Il progetto, già criticato dai gruppi cattolici, viene definitivamente annullato a luglio 2015 dal neo sindaco Brugnaro. Tutti i libri incriminati vengono tolti dalle scuole e chiusi in scatoloni.

Potrei citarvi altre decine di fatti come questo; come quello della bambina ritirata dalla scuola di Massa Carrara da parte dei genitori perchè in classe avevano letto “Una bambola per Alberto”, libro semplicemente scritto con lo scopo di abbattere gli stereotipi intorno ai giochi “da maschio” e “da femmina”.

La mia opinione su questa caccia alle fiabe cosiddette gender che sembra essersi scatenata ultimamente è semplice: innanzitutto non, e ripeto, non si può catalogare come gender libri che parlano di adozione (come “Una giornata speciale”, ritirato dalle scuole veneziane), bullismo (“Il segreto di Lu”, sempre ritirato dalle scuole), che cercano di rompere stereotipi di genere o che parlano semplicemente di diversità. Posso invece arrivere a comprendere, ma comunque non a condividere pienamente, i genitori che non vogliono che ai loro figli sia parlato di omosessualità a questa età. Perchè? Perchè ci stiamo avviando a vivere in un mondo sempre più complesso, multietnico, diversificato; e non si può vivere fingendo di non notarlo, chiusi nel proprio guscio e nelle proprie roccaforti di convinzioni.

Articolo scritto da Arianna Fummi

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