Basta invidiare Re Artu’! L’Excalibur e’ in ognuno di noi!

TR01_novembre_310 Giugno 2015. Jalalabad, nella provincia orientale di Nangarhar.

Una bomba esplode nell’ufficio dell’agenzia di stampa afghana Pajhwok. Il capo redattore, Danish Karokhi, racconta che negli ultimi tempi è stato soggetto a non poche minacce.

18 Settembre 2015. Faizabad.

Muore il giovane giornalista Yama Behroz. Sulla soglia della sua abitazione viene posizionato un ordigno artigianale esplosivo. Il movente del suo assassinio rimane ancora oggi sconosciuto.

La caduta di Kabul, avvenuta nel novembre 2001, decreta la fine del regime talebano e conduce l’Afghanistan ad una vera e propria rinascita dei mass media. Basti pensare che, sotto il regime del Mullah Omar, era vietato persino guardare la televisione, considerata “moralmente corrotta”.

Da allora molte leggi restrittive sono state abrogate ma i Reporters afghani continuano ad essere oggetto di intimidazioni, abusi ed oppressione. L’Afghan Journalists Safety Committee ha registrato tre omicidi e ben trentanove casi di violenze soltanto nella prima metà del 2015.

I dati sono angoscianti e non fanno che alimentare in ciascuno di noi rabbia e sdegno. Per quanto tempo ancora l’Afghanistan dovrà patire questa schiavitù di pensiero, di stampa e di espressione?

Il 10 Dicembre 1948, nella città di Parigi, viene firmata la “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui diciannovesimo articolo enuncia: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

Le libertà di stampa e di espressione fanno parte dei diritti inalienabili dell’individuo e costituiscono quei pilastri di vitale importanza per lo Stato di Diritto. Esse, infatti, ne condizionano lo sviluppo in ogni singolo aspetto: politico, culturale e sociale.

Ma in cosa consistono effettivamente tali libertà? Esse si devono sempre proteggere in maniera intransigente e categorica? O è possibile fare una riflessione più ampia sull’argomento?

Nel suo saggio On Liberty il filosofo ed economista britannico John Mill formula il principio dell’autoprotezione “della società dall’arbitrio individuale lesivo della libertà altrui”.

Il filosofo scrive: “Il solo aspetto della condotta per cui si è responsabili di fronte alla società è quello che concerne gli altri. Per la parte che riguarda se stesso, l’indipendenza dell’individuo è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente l’individuo è sovrano”, e ancora “da questa libertà di ogni individuo, deriva, entro gli stessi limiti, la libertà di associazione fra individui, cioè la libertà di unirsi per proseguire qualsiasi scopo che non danneggi gli altri”.

Dunque la società è autorizzata a porre dei limiti a tali libertà, ma solo nel caso in cui le azioni di un individuo potrebbero provocare danno a dei terzi o alla comunità in generale.

La libertà di espressione è un diritto, ma anche una grande responsabilità. E, a suo fondamento, potrebbe risiedere il desiderio dell’uomo di progredire e di migliorarsi, senza danneggiare alcuno.

La voce è un’arma straordinaria e la sua potenza potrebbe essere paragonata a quella di una leggendaria spada magica, Excalibur. Da bambini un po’ a tutti è capitato di invidiare re Artù, detentore della spada più potente al mondo. Ma vi è un’Excalibur dentro ognuno di noi! Bisogna solo tirarla fuori dal proprio cuore, così come re Artù la estrasse dalla roccia. E bisogna impugnarla con cautela, all’insegna della verità e della giustizia.

Un giorno Ben Parker disse al nipote Spiderman “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Ed è perfettamente vero. Bisogna unire le proprie voci per una causa comune: per ogni singolo giornalista che ha dato la vita nell’esercizio corretto della propria professione, per ogni uomo, donna o bambino che ha lottato per la propria legittima e autentica libertà di pensiero. I suoni si articoleranno in parole salde che faranno crepitare le corde degli animi. In parole di ferro, forgiate con tenacia e speranza, che rimarranno, quasi fossero immortali, cristallizzate nell’eternità.

Articolo scritto da Michela Guidotto

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