I geroglifici dell’era digitale

TR06_novembre_3Facebook, Instagram, Whatsapp e tutti gli altri social network sono ormai sommersi e tappezzati di faccine che compaiono, secondo dati statistici aggiornati, in ben più del 50% dei post e delle didascalie che accompagnano le foto. Se queste inizialmente erano solo accostamenti di segni di punteggiatura la cui forma riproduceva in modo stilizzato un’espressione facciale umana – ad esempio, per esprimere felicità, in un messaggio era sufficiente accostare i due punti ad una parentesi tonda 🙂 – , ora anche le cosiddette emoticon (parola nata dall’unione di emotion e icon) si sono evolute e, come avvenne più di quindici secoli fa all’interno della civiltà micenea quando dalla complessa scrittura ideogrammatica lineare A si passò a una forma meno complessa e più efficace lineare B, con l’avvento dei computer e degli smartphone, da una quindicina d’anni si parla di emoji, veri e propri pittogrammi. Questi sono in continuo aumento, tanto che ormai se ne contano più di 850 solo su Whatsapp, e non rappresentano più solamente emozioni e sentimenti. Si sono evoluti a tal punto da poter sostituire intere frasi. Uno degli esempi più classici è l’emoji che rappresenta una mano con il pollice in su, che ha varie accezioni, tutte comunque per esprimere approvazione. Tra le tante si possono citare “mi piace”, “sono d’accordo”, “va bene” e significati affini. Per quanto possano essere ritenute stupide e infantili, queste faccine hanno un vantaggio indiscutibile, ovvero quello di poter essere comprese da chiunque, indipendentemente dalla lingua parlata. Un’altra agevolazione è il risparmio di tempo. Infatti, anziché digitare più lettere per comporre parole e frasi, adoperando gli emoji basta cliccare una sola volta. Da qualche anno se ne fa grande uso, che sia questa solo una moda temporanea? Forse sì, come è successo con il text language, il linguaggio abbreviato, impiegato frequentemente fino a qualche anno fa e oggi ormai quasi del tutto in disuso. E se invece gli emoji si affermassero tanto da soppiantare la nostra lingua e da riportarci ad un tempo in cui non veniva utilizzata la scrittura come la intendiamo noi oggi? Difficile da dire, in molti credono che questo possa accadere negli anni a venire, io di certo non me lo auguro. L’uso, o per meglio dire, l’abuso di faccine da parte di noi giovani è solamente un danno che ci rende difficile esprimere e far trasparire la gioia, il dolore, l’amore e ogni altra emozione a parole. Non è facile riuscire a comunicare queste sensazioni o emozioni attraverso il linguaggio, però non sempre si può ricorrere ad un emoji  come soluzione. È bene quindi che queste simpatiche e graziose faccine vengano utilizzate con la consapevolezza che non possono sostituire parole, sentimenti o intere frasi e che quindi vengano considerate come parte aggiuntiva  al testo scritto.

Articolo scritto da Francesca Amadio

Stile: 2
Originalità: 3
Messaggio positivo: 2
Cogitabilità: 3

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