Il cambiamento che vorrei

Secusio“Credo che sia difficile per certa gente che è abituata alle cose così come sono, anche se sono brutte, cambiare e le persone si arrendono e quando lo fanno poi tutti, tutti ci perdono.” Le semplici parole del piccolo protagonista del film “Un sogno per domani” di Mimi Leder ci regalano un messaggio che dovrebbe far riflettere l’umanità. Un’umanità che ha paura di cambiare, che ha paura di mettersi in gioco, di ribaltare il mondo, di fare un grande passo e di renderlo migliore facendo tesoro dei suoi pregi e cambiando in positivo i suoi difetti. Gli uomini si accontentano senza pensare che possiedono strumenti efficaci affinché la realtà si trasformi, affinché tutti possano vivere in un mondo ideato e progettato da noi e per noi. Bisogna partire dalle cose più semplici, ma non basta una sola persona per compiere tutto ciò, bensì una catena di persone. Non bastano nemmeno tante persone se essi stessi non formano una catena, perché ciò che può rendere possibile il cambiamento è solo l’unione, poiché tutti viviamo in un solo mondo e siamo accomunati dagli stessi problemi. Allora, può accadere che, gli occhi si abituano ad osservare un’atmosfera cupa e grigia, ma l’abitudine rende l’uomo schiavo e lo rinchiude in un luogo che non è all’altezza dei suoi sogni, e per realizzarsi a pieno bisogna combattere. E’ proprio da qui che nasce il cambiamento: dalla voglia di lottare.

Ogni uomo porta con sé un bagaglio di esperienze, pensieri, qualità, sogni, speranze, idee e progetti. Allora il primo passo è tingere di verde ciò che ci circonda. Un verde che ci porti speranza, quella vera che senti dentro e che ti sprona a raggiungere vette mai conosciute prima. Il bagaglio che l’uomo porta con sé, però, non può restare chiuso altrimenti tutto diventa vecchio, senza significato e involontariamente ci si chiude in se stessi, proprio come il riccio che per difendersi si ritrae. Ma l’evidente conseguenza di un tale comportamento è l’allontanamento dell’uomo dalla realtà e la costruzione di un muro attorno a sé. Così come possiamo lasciare il bagaglio chiuso e serrato, è possibile aprirlo ma sopratutto gettare tutto fuori e condividerlo con l’altro. La paura non deve frenare l’uomo, ma spronarlo a far uscire fuori ciò che reca con sé. Che senso ha imparare da un’esperienza se non si trasmette quanto appreso, che valore possiamo attribuire alle nostre idee e a ciò che pensiamo, se non vengono messe in discussione, condivise o respinte al fine di una crescita formativa ed educativa dell’uomo stesso? Cosa possiamo fare di una qualità nel momento in cui non è messa al servizio per gli altri e con il fine di rendere se stessi migliori? Perché solo se ci prendiamo cura di ciò che ci circonda possiamo crescere e star bene con noi stessi. Un obiettivo da prefissare, una pedagogia di vita che mira a progettare e costruire un mondo a misura delle nostre prospettive, semplicemente a misura d’uomo che non può non trovare un posto nel mondo con tutta la bellezza che custodisce dentro.

Il segreto per vivere felici è condividere! Una condivisione che deve essere capace di sconvolgere noi stessi e il mondo. Le vere domande sono: cosa ci aspettiamo dalla vita? Cosa vogliamo che sia la nostra vita? E cosa facciamo affinché possa soddisfare i nostri piani? Non si può pensare a un grande progetto se non si incomincia dal basso, dalle cose basilari, perché solo solidificando la base che sorregge il mondo potremmo ammirare la sua bellezza e la sua grandezza. Quel che ci resta da fare è saper sfruttare al meglio ciò che abbiamo per puntare sempre più in alto. E ricordiamoci sempre che se molliamo noi, ciò diventa impossibile. La base che sorregge il mondo, in realtà, siamo noi, allora fortifichiamoci e guardiamo al futuro con la piena consapevolezza di poter ottenere sempre il meglio di noi stessi e di tutto ciò che ci circonda.

Articolo scritto da Chiara Boscarello

Stile: 7
Originalità: 7
Messaggio positivo: 8
Cogitabilità: 8

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