La profezia di Bob Gale
21 Ottobre 2015. Martin Mc Fly arriva a bordo della DeLorean in un’America stravagante. Macchine volanti, volopattini, binocoli tecnologici e case parlanti. Ecco lo scenario che si presenta al protagonista della fortunata serie cinematografica Back to the Future, ossia Ritorno al Futuro. Poche settimane fa, a distanza di quasi trent’anni, i fans del noto lungometraggio hanno celebrato il tanto aspettato anniversario. Analizzando il panorama in cui sono inserite le vicende, siamo in grado di decretare che lo sceneggiatore Bob Gale ci aveva visto giusto, o quasi. Possiamo notare infatti che molte novità presenti nel film sono disponibili anche sul mercato di oggi. Lo scienziato pazzo Doc possiede un binocolo molto simile ai dispositivi di realtà aumentata che oggi abbiamo: questo fornisce informazioni riguardanti l’interlocutore, così come i Google Glass o i Microsoft Holo Lens ci offrono informazioni sull’ambiente circostante. Per pagare, i cittadini di Hill Valley utilizzano impronte digitali, così come i possessori di un iPhone. Ma queste non sono le uniche innovazioni che il signor Gale ha profetizzato. In una scena del film infatti, la moglie del protagonista viene accolta al suo ritorno dalla casa, la quale la saluta e accende automaticamente le luci: è questo un esempio di domotica, scienza che si occupa dell’applicazione di elettronica e informatica all’organizzazione delle vita domestica. La scienza casalinga si è fatta strada nella nostra quotidianità. Oggi giorno è possibile programmare gli elettrodomestici così come il riscaldamento o l’illuminazione. Però non tutto sembra essere stato predetto: ad esempio il film non fa alcun riferimento ad internet, e in molti luoghi sono presenti ancora i fax con i tradizionali fogli di carta, diventati ora obsoleti. Ma quali sono le previsioni che vengono avanzate oggi per i prossimi trent’anni? Roy Kurzweil, direttore del Dipartimento AL di Google, con venti dottorati ad honorem sul suo conto, prevede che entro il 2045 sarà possibile caricare la propria “coscienza” su un sistema informatico. Inoltre si potrà collegare il proprio cervello a uno artificiale, moltiplicando esponenzialmente l’intelligenza umana. Tutte previsioni che possono sembrare inquietanti, ma la più agghiacciante è quella secondo cui i computer diventeranno più intelligenti degli esseri umani. Stephen Hawking affermò “lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe significare la fine del genere umano”. Siamo quindi a rischio di perdere la nostra essenza? Secondo Kurzweil l’importante è tenere sempre vivi i valori sociali e utilizzare la tecnologia per perfezionare la sicurezza. Quindi finché la tecnologia sarà mezzo fine al miglioramento della vita dell’uomo, non servirà nessuna previsione per sapere che l’umanità non correrà alcun rischio nell’utilizzo di questa.
Articolo scritto da Natalia Boscolo
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