No alla carne-fobia, si’ all’informazione
La carne fobia ha sconvolto recentemente gli italiani e non solo. Infatti l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ha pubblicato un rapporto ove afferma che il consumo di carne lavorata aumenta la probabilità di contrarre tumore al colon. Questi studi hanno generato due atteggiamenti contrastanti: chi resta favorevole al consumo di ogni tipo di carne e chi, invece, preferisce un tipo di alimentazione vegetariana o vegana.
Il vero problema non è il consumo di carne in sé per sé, poiché essa è un alimento nutriente: “l’elevato apporto proteico, nonché di minerali quali ferro e zinco in forma altamente biodisponibile, sono le principali caratteristiche nutrizionali di carne e derivati. Inoltre, apportano vitamina B12, irreperibile negli alimenti vegetali” ha chiarito Andrea Ghiselli, medico interno e dirigente di ricerca (C.R.A.). Lo stesso OMS ha asserito che non si deve rinunciare al consumo di carne. In realtà ciò che rende questo prodotto dannoso per la salute, infatti, sono tutte le lavorazioni a cui è sottoposto per la preparazione di cibi come hamburger, insaccati ed altri.
Quindi, chi desidera ancora consumare carne come deve fare? La soluzione è di informarsi riguardo al venditore. È necessario lasciare da parte la pigrizia che ci porta a fare spesa al supermercato sotto casa per cercare di trovare una fonte sicura per questo alimento. Una possibile soluzione sono gli allevamenti a “km zero”; ormai già da diversi anni è stata introdotta la vendita di prodotti agricoli e di allevamento a chilometro zero, ovvero la rivalutazione dei prodotti locali rispetto a quelli globali in nome di una maggiore sostenibilità e genuinità e di un minore impatto sull’ambiente. Certo, questo non è un impegno semplice poiché non è facile trovare un venditore fidato, però ne vale certamente la pena. Operando in questo modo non si salvaguarda soltanto la propria salute, ma anche l’economia interna e il piccolo mercato al dettaglio. Inoltre, incentivando con l’acquisto modalità d’allevamento tradizionali si eviterà di finanziare quelle industrie che applicano allevamenti intensivi e non tengono conto della qualità del prodotto. L’allevamento intensivo è la più grande forma di maltrattamento animale sul pianeta: gli animali sono costretti a vivere dentro gabbie sovraffollate, privati di capacità vitali come il movimento. Questo non è l’unico aspetto negativo di questo tipo di allevamento. Per soddisfare la domanda del mercato, gli animali vengono nutriti con alimenti come i cereali, la soia ed il pesce che sono consumati anche dall’uomo in quantità esorbitanti: “un terzo della raccolta mondiale di cereali viene utilizzato per alimentare il bestiame industriale; se fosse utilizzato direttamente per il consumo umano sfamerebbe circa 3 miliardi di persone.” Ha giustamente osservato il CIWF Italia Onlus, un’associazione italiana che si dedica alla protezione degli animali da allevamento. Quindi questo tipo di allevamento causa sprechi e danni ambientali e alla salute dell’uomo.
In conclusione la carne fobia può e deve essere arginata. Non c’è bisogno di prendere posizioni estremistiche: la carne rimane uno degli alimenti che ha nutrito l’uomo sin dalle origini. Il vero scandalo nasce dai trattamenti di questo prodotto che finisco per danneggiarlo rendendolo pericolo per la salute. Per combattere tutto ciò c’è soltanto bisogno di buona volontà ma, soprattutto, di informazione.
Articolo scritto da Ludovica Aisa
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