Nuvole Bianche

TR04_gennaio_2 (2)Il sole è già sorto, già da un po’ la piccola Chiara  si trova  al centro del suo salotto, seduta sullo sgabello di un pianoforte. Con circospezione poggia la dita sui tasti, come se dovesse saggiarli. Trova la prima nota, la seconda , i primi accordi .Sembra quasi una pausa sonora fra i tanti pensieri che le riempiono la mente. Guarda  fuori dalla finestra , osserva il cielo grigio cupo,malinconico come se riflettesse il suo stato d’animo ,la musica rappresenta per lei quella  caverna di platonica memoria che le consente di evadere dalla realtà. Cosi come  Il nostro antenato, l’uomo primitivo, che siede sul ciglio di una caverna posta su un’altura di una montagna. Da lì egli può osservare, a distanza di sicurezza, la realtà là fuori. L’uomo pratica così l’attività teorica, il puro contemplare. Ciò che egli vede è lo spazio dei pericoli, che si colloca  sotto i suoi occhi fra il cielo e la terra. Per questo l’orizzonte è così importante. Esso delimita la località del mondo, la realtà, in quanto ambito fra cielo e terra. Nel far ciò egli si trasforma in un soggetto ,un soggetto della paura.

Oggi  Chiara è sola a casa , i suoi genitori sono usciti nelle prime ore del  mattino. E’ immersa  nel più assoluto silenzio.  Tra una nota e l’ altra pensa alla mamma , sa benissimo che ,in quel momento,  lei che è una grande appassionata di sport ,sta affrontando la partita  più  delicata, difficile ma anche più importante della sua vita.

Lo chiamano il male del secolo ma non è un’arma. Lo studiano tutti ma nessuno lo conosce davvero, neanche i medici che lo curano. Un nome- carcinoma– dietro il quale si cela una verità che nessuno vorrebbe mai ascoltare. Basta un referto, a cambiare la vita di una persona, a sconvolgerla,ad abbattere i progetti, i desideri e i sogni .

Affrontare il decorso di una malattia come il  cancro implica notevoli livelli di stress, sia per colui che ne è affetto, che per chi circonda il malato.
Dalla diagnosi alla cura, non è semplicemente il fisico ad essere messo a dura prova, ma anche lo stato psichico  che si  deve confrontare  innanzi tutto con i problemi legati all’accettazione della diagnosi. In un secondo momento si aggiungono lo stress e le emozioni negative associate alla debilitazione del corpo: il dolore, l’affaticamento, l’abbassamento del sistema immunitario, non solo indeboliscono  l’organismo, ma contribuiscono a creare un senso di sconforto e, dunque, ad aumentare lo stato di pressione emotiva in cui si  versa .

Ma  è proprio davanti le difficoltà , che l’ uomo deve trovare la forza di andare avanti perché  ostacoli e difficoltà  fanno parte della vita e la vita è l’arte di superarli. Bisogna accetta la sfida con l’entusiasmo di un vincitore, invece di considerarsi  una vittima delle ingiustizie. Non si deve avere paura di morire ma di non cominciare mai a vivere davvero .  E’  nei momenti più bui che bisogna riscoprire i veri valori dell’uomo: amore, felicita e  speranza. Bisogna trovare  la forza di lottare nell’ amore verso i propri cari, perché e’durante la malattia che si comprende come non bastiamo a noi stessi e che dipendiamo da altre persone.   “Non c’è medicina che guarisca quello che non guarisce la felicità”, afferma lo scrittore spagnolo Gabriel Marcia Marquez.

Alla volte la vita sembra diventare insopportabile, le sue strade, le sue gallerie sempre più scure, ma è proprio nel momento più difficile che un piccolo barlume si accende, e allora tutto ricomincia a “vivere”.

Uno squillo del telefono,le gambe si fanno sempre più rigide, ma la paura viene sconfitta, in un istante , dalla gioia. E’guarita. La piccola Chiara allora alza la testa e guarda fuori dalla finestre , il sole illumina le morbide facciate dei  palazzi, solo semplici  nuvole bianche colorano il cielo.

Articolo scritto da Giuseppe Currao

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