Perche’ la gente ha paura della malattia?
Spesso, solo perché veniamo circondati giorno per giorno da molta gente ci definiamo ricchi di amici, ma in realtà nei momenti in cui,abbiamo realmente bisogno di loro, ecco che gli “amici” si trasformano in gente qualunque e si allontanano. Proprio per questo molti malati restano soli, tutti i loro amici spariscono, spaventati. Il problema è soltanto uno, la paura! Non dobbiamo avere paura perché questo allontanamento non favorisce quelle persone che cercano di combattere una malattia. Anzi, produce ancora più timore in loro che invece hanno bisogno di parole di incoraggiamento, di supporto ma soprattutto di gesti che possano dar loro la forza per andare avanti.
Bisogna partire dalla sensibilizzazione. La possibilità di ammalarsi, e non a causa di una febbre,o di un mal di pancia, ma di qualcosa di più serio, ad esempio un tumore, è un dato di fatto, è una realtà. Purtroppo,oggi i tumori sono molto frequenti e ci sono molte persone tra cui anche bambini che soffrono ma che hanno un’illimitata voglia di vivere. Ed è proprio questo il caso di Giulia Gabrieli, una ragazzina che nell’estate del suo dodicesimo anno di vita, scopre di avere un tumore, un sarcoma e per due anni combatte con grande tenacia trasformando la sua malattia in un inno alla vita. Giulia ha avuto una grande fortuna, non essere mai stata lasciata sola. La sua famiglia, i suoi compagni di classe, i suoi amici e Dio non l’hanno mai abbandonata e le infermiere e i medici sono diventati i suoi supereroi. Molte sono state le persone fondamentali nella vita di Giulia, in particolare la sua migliore amica Chiara, che le è stata accanto in ogni momento. Il loro legame attraverso la malattia si è rafforzato. Nonostante tutto Chiara non ha avuto paura di starle vicino anzi l’ha aiutata tantissimo per rendere più normale possibile una vita stravolta dalla sofferenza come quella di Giulia.
Tutti dovremmo prendere esempio da questa storia, tutti dovremmo trovare il coraggio di condividere una sofferenza, un malessere con le persone che amiamo, tutti dovremmo farci carico dei problemi altrui, ed avere la forza di aiutare il prossimo, anche nel nostro piccolo. Se ognuno di noi riuscisse a fare ciò, sicuramente nel mondo non ci sarebbero persone bisognose della nostra presenza ma profondamente sole. Per esperienza personale posso affermare a gran voce che non c’è cosa più bella e rincuorante di ricevere un sorriso sincero da una persona più sfortunata di te. Sono proprio i piccoli gesti che contano,quelli che ti cambiano la giornata,tirano su il tuo umore, quelli che ti premettono di credere di più in te stesso e di sentirti amato.
Penso che il migliore amico che possiamo avere, quello su cui possiamo contare sempre è Dio. Quando nella vita si affrontano avvenimenti spiacevoli, spesso la fede si affievolisce perché ci si pongono domande come “perché proprio a me?”, “cosa ho fatto di male?”. Queste domande sono assolutamente legittime perché siamo esseri umani ed in momenti del genere sembra che la cosa migliore da fare sia urlare contro tutti la rabbia che si porta dentro. Però accanto alla rabbia, in un momento di disperazione è fisiologico rivolgersi a qualcuno di superiore, è fisiologico sperare in qualcosa che possa cambiare la tua sorte. E’ proprio questo il mistero della fede: credere, sperare, affidarsi a Lui anche quando la vita non scorre come vorremmo. Ognuno di noi affronta i momenti di sconforto in modo diverso. C’è chi si affida completamente a Dio, rafforzando la propria fede e chi invece si allontana da Lui perché è sconfortato dalla sua apparente assenza, e poi ci sono coloro che credono di non aver bisogno di aiuto e di poter affrontare tutto da soli. Ma gettarsi tra le mani di qualcuno, gridare il proprio dolore, è un grande atto di umiltà che potrà solo giovare al cuore, perché l’uomo ha bisogno di riporre le proprie speranze in qualcuno, l’uomo è un “animale” creato per relazionarsi, per amare e per essere amato.
Articolo scritto da Marta Scollo
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