Persi nella nebbia
Ci han concesso solo una vita/ soddisfatti o no/ qui non rimborsano mai./ Strade sempre strette e dritte/ per chi vuol cambiare rotta oppure sdraiarsi un po’;/ che andare va bene, però a volte serve un motivo, un motivo/ certi giorni ci chiediamo “è tutto qui?”/ e la risposta è sempre sì./ Dicono che ci stiamo buttando via/ Ma siamo bravi a raccoglierci./ Non è tempo per noi che non ci adeguiamo mai./
Cantava così Ligabue, nel 1990, con la sua Non è tempo per noi, canzone che ci riporta ad una situazione diffusa allora quanto più adesso: adolescenti che sfuggono alla realtà attraverso l’alcol, la droga e la malavita.
L’insicurezza, la mancanza di valori, di punti di riferimento, le frustrazioni, le incertezze sul futuro, infatti, fanno si che le vittime del disagio giovanile aumentino ogni anno di più, parallelamente all’avanzamento della società moderna che toglie ai giovani il luogo piu’sacro in cui potersi confrontare ed essere accettati: la famiglia.
I genitori moderni, occupati a far quadrare i conti e ad arrivare a fine mese non hanno più tempo per ascoltare i figli, nella frenesia di tutti i giorni.
E così nell’età delle incertezze, il periodo più delicato della crescita, i ragazzi, scoraggiati, trovano conforto solo nella momentanea illusione, dannosissima, dello sballo che solo nel 2014 ha portato 65.000 ragazzi a far uso di cocaina almeno una volta ed ha aumentato del 30% il numero degli accessi al pronto soccorso da parte di adolescenti che hanno assunto un mix di alcol e droghe sintetiche, come hanno registrato Espad-Italia (European school survey on alcohol and other drugs) e la Simeu (Società italiana medicina emergenza urgenza).
Da quando nei locali non si vendono più alcolici ai minorenni (art. 7 del DL 158/2012), poi, la scena si è spostata dalle discoteche agli angoli della strada dove i giovanissimi si scolano bottiglie intere di vodka comprata ai supermercati con la complicità di commessi poco rispettosi del divieto, a prezzi dieci volte più bassi di quelli dei locali. E così un sorso dopo l’altro, si perdono nella nebbia, con il cervello offuscato, i sensi attutiti, circondati da amici che non si rendono nemmeno conto di avere attorno. Uno stato di semi coscienza che permette di dimenticare le delusioni e le tristezze e di fare ciò che da lucidi non hanno il coraggio di fare. Ci si dichiara al ragazzo a cui, da sobri, non si riesce a parlare, si fanno le pazzie di tutti gli adolescenti: si ride fino a star male e a non capire più niente. Un nuovo modo di rapportarsi alla vita che conduce ad un’inesorabile autodistruzione.
Nella maggior parte dei casi, però, il comportamento da piccoli uomini “mondani” non nasconde solo una forma di disagio, ma anche una solitudine tale che, se potesse essere quantificata, corrisponderebbe alle centinaia di amici posseduti su Facebook, nell’intensa vita praticata su internet in cerca di un aiuto e un conforto che non vengono mai trovati ne’ ricevuti.
Perché e proprio questo il problema. Nonostante le varie iniziative promosse dalle associazioni impegnate a debellare il disagio giovanile, i numeri dei giovani in difficoltà non diminuisce.
Senza il dialogo profondo ed educativo tra giovani e adulti, in questa società in cui si parla tanto di nulla e non si ascolta mai davvero, in cui i valori morali sono idealizzati ma praticati da nessuno, sempre più ragazzi continueranno a perdersi nella nebbia cercando la luce delle stelle.
Articolo scritto da Martina Padoan
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