C’era una volta la mafia
C’era una volta una terra bellissima, così bella che per secoli i popoli più diversi hanno lottato per possederla. Gli Arabi ne calpestarono il suolo ricoprendola di stoffe pregiate e inondandola con il profumo dell’Oriente, gli Svevi li cacciarono via e la resero sede dell’impero plasmando con maestria l’animo orientale della Sicilia.
In questa terra c’è una città meravigliosa che si trova a metà fra terra e mare: Palermo. Un fiore di rara bellezza per i Fenici che vi approdarono chiamandola Zyz; un porto, un riparo sicuro dalle tempeste per Greci e Romani che la chiamarono Pan ormus.
Tutto porto, tutto mare, un confine così labile che a stento si intravede. La terra abbraccia l’acqua marina e l’acqua l’accarezza lambendola con le sue dolci onde. Ma ad un tratto l’abbraccio può diventare una presa soffocante che strangola senza pietà.
Padre Pino Puglisi lotta contro questa presa mortifera, cerca di riscoprire la tenerezza dell’abbraccio di un tempo. Mentre cammina solitario per le vie desolate di Brancaccio ripensa alla sentenza incisa sotto il genio di Palermo a Palazzo Pretorio «Panormus, conca aurea, suos devorat alienos nutrit», ovvero Palermo, conca d’oro, divora i suoi e nutre gli stranieri.
Ed era proprio vero, pensa don Pino, Palermo i suoi li strangolava, li uccideva senza pietà e senza riguardo. Negli anni passati erano stati commessi gli omicidi più impensabili e più efferati. «VIA LA MAFIA DALLO STATO!» aveva gridato la folla ai funerali del magistrato Giovanni Falcone, ennesima vittima della mattanza corleonese.
Delitti del genere vanificavano le contromisure dello Stato. A nulla era servita la scorta: la mafia aveva aggirato tutti gli ostacoli e sembrava più inarrestabile e pericolosa che mai.
Ma don Pino era diverso, lui non si sarebbe scoraggiato. Non avrebbe invocato l’aiuto di uffici e istituzioni lontane ma sarebbe partito dalla gente. Quella stessa gente che viveva sottostando alla regola non scritta del Non vedo, non sento e non parlo, quella stessa gente che aveva fatto dell’omertà un habitus per il semplice fatto che non conosceva altro modo di agire.
Don Pino avrebbe insegnato loro che gli occhi sono fatti per guardare, la bocca per parlare e le orecchie possono ascoltare suoni che vanno ben oltre la musica.
E le orecchie del padre erano grandissime e a sventola, perfette per ascoltare il grido silenzioso di chi non sa neanche di aver bisogno di aiuto.
Don Pino Puglisi viene ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993: lo uccidono ma non lo sconfiggono. Sul suo corpo senza vita c’è un sorriso, neanche una pallottola è riuscita a spegnerlo.
D’altronde con quello stesso sorriso era stato in grado di affermare che la lotta alla mafia non parte da leggi ferree dettate da rigide istituzioni, ma da ognuno di noi quando si comprende che non si può sottostare alla legge del più forte.
Io non ho figli, non ancora almeno, ma se ne avrò un domani spero di poter raccontare loro la fiabe della buonanotte. E vorrei che una cominciasse così «C’era una volta la mafia…» e chissà se un giorno vivranno tutti felici e contenti.
Articolo scritto da Flavia Di Silvestro
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