Cos’e’ la vita senza sogni?

SpinelliIncrociamo le dita, arricciamo il naso ed esprimiamo un desiderio vedendo la scia luminosa che piove dal cielo e che squarcia il blu della notte senza ferirlo e senza dividerlo. C’è chi crede che la magia avvenga e chi la ritiene soltanto una cosa senza senso, ma tutti adulti e bambini alzano il volto verso il cielo e quando ne scorgono una, la indicano col dito e urlano: “Una stella cadente!”.

Le mamme raccontano la storia della stella arrabbiata con le sorelle, triste perché troppo piccola e poco luminosa, che allora abbandona la casa e si allontana dal blu della notte. La scienza ci racconta qualcosa di diverso, ma come si può infrangere un sogno ad un bambino? Anche da cresciuti tendiamo a dividere, a separare la scienza dai nostri sogni e desideri. Perché spesso quest’ultima ci prova che sono irrealizzabili.

Esistono due tipi di sogni: quelli per i quali lottiamo costantemente e quelli che ci appartengono. I primi sono quelli che nascondono una prospettiva, un’ambizione; i secondi invece non possiamo controllarli ed è allora la scienza che entra in gioco, tira i dadi e fa la sua prima mossa: tenta di capire come mai quando chiudiamo gli occhi e ci allontaniamo dalla realtà la nostra mente dipinge immagini che noi, da addormentati, confondiamo con la nostra vita.

Fin da quando siamo piccoli amiamo fantasticare sul nostro futuro: chi non ha mai desiderato essere una ballerina, un astronauta o un cantante? Chi non ha mai sognato di essere con Babbo Natale, la notte della vigilia, sulla sua slitta? Molto di quello che pensiamo non accadrà mai, ma lo scopo del fantasticare non è quello: le persone hanno bisogno di immaginarsi una realtà diversa da quella in cui vivono per scappare dalle difficoltà di ogni giorno o anche solo per dare sfogo alla propria fantasia. Certi sogni, invece, si avverano veramente: è il caso dello studente del Bangladesh che ha scoperto l’acqua allo stato liquido su Marte. Egli fin da piccolo desiderava diventare un astronauta: con la determinazione e l’impegno è riuscito a realizzare il proprio sogno. Lujendra Ohja non è il solo ad avere dei sogni nel cassetto: se li seguiamo, allora può essere che anche i nostri diventino realtà.

La seconda tipologia di sogni è così sconosciuta e così potente, che non se ne sa quasi nulla: da secoli ormai scienziati, psicologi e psichiatri cercano di capire come questi agiscano e che influenza abbiano su di noi mentre dormiamo.

Il sogno è un fenomeno psichico collegato alla fase REM, non si sa in quale parte del cervello nasca, in quale si sviluppi; si sa solo che consiste in una continua stimolazione della memoria a lungo termine.

Sigmund Freud, noto psicanalista austriaco, sosteneva che lo scopo dei sogni fosse quello di esprimere sensazioni soppresse da svegli o desideri non soddisfatti e che si basassero anche sull’attività onirica ovvero sulle emozioni legate ad eventi futuri.

Sándor Frenczi, psicanalista ungherese del primo ‘900, di idee simili a quelle di Freud, affermava che i sogni avessero lo scopo di esprimere nuovi desideri e nuove idee; che avessero la funzione di eliminare “nodi parassiti” dalla mente e che potessero addirittura regolare l’umore.

Sogni e incubi fanno parte di noi, sono sempre lì, pronti a bussare alla porta: in un momento di noia ci ritroviamo subito a sognare ad occhi aperti ed in ogni istante che viviamo abbiamo i nostri sogni sempre intorno. E studiarli forse non serve, perché un pizzico di mistero e magia, di surreale in tutto questo mondo così severo ci fa tornare ogni tanto bambini.

Spesso crediamo che i sogni siano di un mondo a parte, di una galassia diversa, ma non è così, perché sia con gli occhi aperti che con gli occhi chiusi, essi ci sono accanto, ci stringono la mano, ci asciugano le lacrime e ci danno la forza per continuare a sperare. L’unica cosa che ci chiedono in cambio è di non smettere di credere in essi. Perché l’unica regola da seguire affinché un sogno si realizzi è non credere che sia Impossibile.

Articolo scritto da Carlotta Pairotti

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