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Crisi od opportunita’?

TR06_febbraio_3Κρίσις è una  parola di origine greca, il cui significato principale è “decisione” e che solo in seguito, col passare degli anni, ha assunto un’accezione negativa, mantenendola fino ai giorni nostri. Ma se invece noi continuassimo a vedere la crisi come una decisione, o meglio come un periodo in cui va presa una decisione? Infatti solo attraverso una scelta comune e tanta buona volontà potremo superare questo difficile momento per l’economia del nostro paese e il tutto suonerebbe meno drastico.

Risaliamo innanzitutto alle cause prime di questa crisi. Il 1° gennaio 1999 l’Italia adottò l’euro come propria moneta di conto e così facendo si trovò a confrontarsi con le economie degli altri paesi, europei e non, sotto una diversa luce. Questo fatto comportò molte positività: l’abbassamento dei tassi d’interesse sul debito pubblico (già allora molto alto), l’abolizione delle frontiere, di tasse e pratiche amministrative. Però come ogni altra cosa bella, anche questa richiedeva dei sacrifici che permettessero all’Italia di adeguarsi al modello europeo e agli altri paesi dalle virtuose economie, come ad esempio la spending review o una riforma sulle pensioni. Sacrifici che l’Italia non ha fatto, o per lo meno non a suo tempo, e che purtroppo siamo costretti a fare ora, in un’atmosfera sicuramente meno favorevole di quella di allora. Nonostante l’Italia abbia viaggiato per alcuni anni in prima classe, parallelamente ad altre grandi potenze economiche, senza aver pagato il biglietto, ad un certo punto è arrivato il momento in cui ha dovuto pagare una multa e fare  ciò che non aveva fatto, risolvere i problemi che non aveva risolto. Così, a partire dal 2008 circa, iniziarono ad aumentare i problemi economici italiani che si andavano a sommare ai già presenti problemi causati da una crisi finanziaria internazionale iniziata nel 2007. Venne ridotto il costo del lavoro, il personale fu tagliato, aumentò il numero dei disoccupati e dei lavoratori in cassa integrazione e nel 2011 si raggiunse il culmine con la crisi del debito sovrano italiano che determinò una crescente difficoltà per le banche nell’aiutare le persone bisognose con finanziamenti e portò ad una stretta del credito (credit crunch). Negli anni seguenti la situazione economica italiana ha continuato ad essere negativa, anche se nell’ultimo anno la situazione è notevolmente migliorata, basti guardare i 100 punti di spread che si pagano ora, contro i 550 di qualche anno fa. Siamo quindi in una buona direzione, ma c’è ancora molto lavoro da fare.

Quale potrebbe essere allora la perfetta ricetta per uscire dalla crisi? Sicuramente continuare a fare quello che stiamo già facendo, ovvero adeguare l’economia italiana agli standard europei, senza però rinunciare o perdere le peculiarità del nostro paese, quelle che lo rendono diverso dagli altri, cercando anzi di valorizzare aspetti come l’arte, la gastronomia, che possono portare turismo; senza ombra di dubbio investire sulla cultura e sulla formazione dei giovani in vista di un futuro migliore; inoltre rendere più efficace la macchina statale con l’abolizione di ogni tipo di corruzione ed ogni inutile sperpero di denaro. A tutto questo unire poi un pizzico di amore per la nostra patria, fiducia nel proprio paese e un goccio di speranza.

Non è infatti cercando un futuro all’estero o sottovalutando il nostro paese, e parlo specialmente per noi giovani, che prenderemo la giusta decisione. Ritengo che la crisi economica sia un fenomeno triste, ma ciclico nella storia del nostro paese, come anche per gli altri, ma ritengo anche che possa essere sfruttato come un’opportunità per riorganizzare il modello statale italiano, che in situazioni come queste  ha dimostrato la sua fragilità più volte, e in particolar modo anche il modello di sviluppo dell’economia. Infatti la storia ci dice che dopo ogni periodo di crisi, se ne ha uno di crescita che spesso e volentieri porta il paese a raggiungere condizioni migliori di quelle antecedenti alla crisi stessa. Non ci resta, quindi, che darci da fare e aspettare la quiete dopo la tempesta.

Articolo scritto da Francesca Amadio

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