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Eroe del dovere

TR04_marzo_2«Se l’informativa fosse stata presa in considerazione nel 1996 avremmo potuto limitare i danni. Non so perché sia stata sottovalutata. Forse il Paese non era ancora pronto a sapere cosa stava accadendo nella “terra dei fuochi”».

Nell’antichità gli eroi erano coloro che possedevano doti incredibili, sia fisiche che psicologiche, un’indiscutibile moralità e l’ambizioso desiderio di compiere imprese straordinarie , che venissero ricordate in eterno e li innalzavano al livello degli dèi. Erano perciò uomini  eccezionali destinati a non rimanere nell’anonimato, né a vivere una vita semplice e schematizzata.

Ma allora mi chiedo chi può essere definito eroe nella società moderna? Penso che non abbiano poteri divini , sovraumani, ma che siano degli uomini semplici ,silenziosi e non combattono per la gloria o il potere. L’ eroe di cui voglio parlare aveva un nome famosissimo ,Roberto Mancini ,per colpa di un’omonimia che portava altrove: alla zazzera al vento dell’allenatore dell’Inter. Il nostro eroe lo conoscevano in pochi, senza capelli  a causa dalle cure fatte  per un linfoma (non Hodgkin )con cui aveva combattuto per anni, dopo  essersi battuto per la causa: i rifiuti tossici, che oggi tutti ricollegano alla Terra dei fuochi, e che Roberto Mancini, da poliziotto, aveva scoperto prima degli altri, rendendone conto in una informativa che risale al 1996.

Agli inizi degli anni ottanta decise di indossare quella divisa, carica di responsabilità con la convinzione  che tutte le organizzazioni criminali e la malavita dovevano esse non tollerate ma sconfitte. Passò per vari uffici, tra cui la Criminalpol, occupandosi  di indagini su camorra e infiltrazioni dei clan nel Basso Lazio.

Mancini, già vent’anni fa, descriveva  quel “patto scellerato”, tra camorra e politica, che garantiva “la possibilità di esercitare un ruolo di indirizzo nelle fasi determinanti  e nei momenti decisionali  della vita sociale, politica ed economica del nostro Paese”   che significa “gestione del trasporto, del trattamento e dello smaltimento dei  rifiuti”.  E dunque, il “business rifiuti di varia specie”.

Insieme alla sua squadra continuò le indagine nelle zone campane ,quelle stesse zone abbandonate  dalla stato, dove i ragazzi nelle strade non hanno alcun futuro se non quello di aggregarsi anche loro a quell’albero grezzo che è la camorra che avvelena ,esercitando il suo potere malefico nelle radici stesse della popolazione.

Perlustrò  per chilometri e chilometri parte della fertile terra campana ribattezzata “triangolo della monnezza”.Una zona ampia che nel “piano regolatore” della camorra è stata assegnata al seppellimento dei rifiuti industriali. Divisa tra i clan dell’estrema propaggine della provincia di Napoli e la cosca dei casalesi. Qui la ricchezza ha cambiato fonte: una volta erano il vino Falanghina, gli ortaggi, le primizie, il turismo. Ora viene dalla diossina, dai metalli pesanti, dai fenoli, dai pcb. Ricchezza solo per pochi perché agli altri lascia miseria e malattia. Non solo la criminalità organizzata, anche Stato, Regione e Provincia hanno sacrificato questa zona alle continue emergenze rifiuti.

Roberto vede i bambini che giocano a calcio nelle strade limitrofe ai terreni contaminati, parla e si unisce al pianto di disperazione di quelle madri che vedono i propri figli morire . Stanchezza, insonnia: i sintomi, per chi vive  la malattia , si palesano spesso in modo confuso. Ma da quel momento inizia un interminabile calvario fra ospedali inadeguati, pareri sanitari generici, referti contraddittori, medici volenterosi ma inesperti sui trattamenti da utilizzare, farmaci omeopatici già utilizzati e ordinati in Australia ma osteggiati e negati in Italia.
Sullo sfondo tanta, troppa ingiusta solitudine. Tutto oggi chiarissimo, per il poliziotto lo era già allora.  Ma rimane per  tanto tempo inascoltato. Solo quando il dramma di quella terra è diventato anche il suo dramma ,l’attenzione sul commissario Mancini si è finalmente concretizzata. Prima i funerali di Stato, poi il 15 maggio 2014 ,la medaglia d’oro al valor civile,”Per L’abnegazione e l’incessante impegno profuso, per molti anni, nello svolgimento delle indagini,che  gli causavano una grave patologia che ne determinava prematuramente la morte”. Aveva appena 53 anni Roberto Mancini, poliziotto che davvero non si era voluto arrendere.

Forse potremmo considerarlo uno dei tanti silenziosi eroi dei nostri giorni?

Articolo scritto da Giuseppe Currao

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