Il posto fisso si vede solo al cinema
Tanto divertimento, ma anche risate amare per il nuovo film di Checco Zalone “Quo Vado?”, uscito nelle sale italiane il primo gennaio 2016. Con un impressionante record di incassi a partire dal giorno dell’esordio, il film racconta la storia di un ragazzo che dalla vita ha avuto tutto ciò che desiderava: vivere con i suoi genitori per evitare i costi dell’indipendenza, esimersi da qualunque responsabilità di tipo affettivo, ma soprattutto avere la garanzia del posto fisso lavorando presso l’ufficio provinciale caccia e pesca. Tutto perfetto, fino al giorno in cui il governo vara la riforma della pubblica amministrazione che decreta il taglio delle province e a questo punto Checco viene messo di fronte ad una scelta: lasciare il posto fisso in cambio di un assegno o essere messo in mobilità, dovendosi quindi allontanare dalla propria casa. Naturalmente Checco, dietro consiglio del senatore Nicola Binetto, accetta il trasferimento in diverse città italiane, arrivando addirittura in Norvegia presso una base scientifica italiana, ambientandosi sempre perfettamente e resistendo alle numerose offerte da parte del Ministero. L’incontro di una donna e la successiva nascita di un figlio lo costringeranno però ad abbandonare il suo amato posto fisso e ad accettare un assegno per mantenere la nuova famiglia.
Una pungente ironia fa da cornice al film “Quo Vado?”, ambientato in un tempo in bilico tra certezze ed incertezze: il nostro. Un film che oltre a divertire, ci spinge a riflettere sul mondo e sul modo in cui viviamo, ad interrogarci su che cosa sia veramente il posto fisso o se, addirittura, esista ancora. Sono dell’idea che troppo spesso la mancanza di un posto garantito venga usata come scusa, soprattutto dai giovani, per smettere di studiare, e che il pensiero comune sia: il lavoro non si trova, è inutile che continuo a perdere tempo imparando cose che non mi serviranno a nulla. Arrendersi però non è la soluzione più intelligente, se l’uomo si fosse sempre arreso di fronte alle difficoltà, la nostra società non si sarebbe mai sviluppata. È vero, il lavoro non si trova, figuriamoci il posto fisso, ma proprio per questo motivo ognuno di noi, riferendomi in particolare ai giovani, dovrebbe impegnarsi per cercare di cambiare le cose. Lo sviluppo tecnologico è in continua crescita, e questo senza dubbio è un bene in quanto porta benefici all’intera umanità -o quasi-, ma dall’altra parte ciò comporta un cambiamento nel settore lavorativo: sempre più spesso le nuove tecnologie sostituiscono i lavoratori e fanno sparire molte figure professionali.
Bisogna quindi sapersi adeguare al progresso, cercando di stare continuamente al passo con le richieste del mercato, sperimentando nuove professioni, frequentando anche corsi finalizzati al mondo del lavoro, insomma creando nuove prospettive per il futuro. Ma per fare tutto questo non bisogna mai smettere di studiare, di alimentare la nostra curiosità, di ampliare le nostre conoscenze, per arrivare a creare il futuro che vogliamo.
Articolo scritto da Vittoria Francescangeli
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