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Il prezzo della scienza

TR15_marzo_3Un numero sempre più elevato di ragazzi, finite le scuole superiori, decide di iscriversi alla facoltà di Medicina, con l’obiettivo di dedicare preziosi anni della propria vita allo studio e alla ricerca di tecniche sempre più innovative in grado di migliorare le condizioni della specie umana e animale.

Come scrisse il professore di Biologia George Russell negli anni Novanta, lo studente si deve porre come obiettivo quello di preservare e proteggere la vita al fine di creare un mondo migliore e più umano.

Nell’ultimo decennio la medicina ha fatto enormi progressi, molte delle malattie considerate fatali in passato hanno ora la possibilità di essere debellate, e non c’è cosa più bella di poter dare a un malato una nuova speranza di guarigione, la speranza di una nuova vita.

Ma qual è il prezzo che dobbiamo pagare per la ricerca scientifica? Fino a che punto siamo disposti a spingerci per migliorare le nostre condizioni di vita?

Bisogna innanzitutto sapere che la grande maggioranza dei farmaci usati in campo medico vengono testati su cavie animali e, come riportato da una statistica della Commissione europea riguardante il numero di animali utilizzati a fini sperimentali, i campi nei quali queste cavie vengono impiegate sono molteplici: da quello veterinario a quello della medicina umana ed odontoiatrica.

Molto chiara è la posizione di scienziati come la ricercatrice Eleonora, di cui si parla in un recente articolo della dottoressa e senatrice Elena Cattaneo: la sperimentazione animale è stata fondamentale per lo sviluppo di terapie e trattamenti per malati, ai quali non si può chiedere di aspettare un metodo alternativo, privo di precedenti test su cavie, in quanto non si hanno garanzie sulla loro efficacia. All’interno del laboratorio della scienziata Cattaneo ogni topolino utilizzato è prezioso per la ricerca e il numero preciso di cavie, necessarie al fine di non invalidare la statistica, viene calcolato prima del test ponendo molta attenzione al rispetto dell’animale.

Gli animali non hanno i vizi che ha l’uomo, non bevono, non fumano, né tanto meno si drogano, eppure vengono utilizzati in test per vedere gli effetti di queste sostanze, pur avendo meccanismi mentali differenti dai nostri, in quanto privi di condizionamenti psicologici e culturali, ma perfettamente in grado di provare sentimenti come dolore e paura. I meccanismi di tossicodipendenza indotti negli animali non sono estensibili ai modelli di tossicodipendenza umana, in quanto si tratta di un fenomeno riguardante solo il genere umano, ed eseguendo questi inutili esperimenti si vanno solo ad allungare i tempi dell’individuazione di cure efficaci.

La Lav, Lega anti vivisezione, da anni combatte affinché ci sia un divieto immediato della sperimentazione animale e, con campagne e movimenti di opinione, chiede aiuto a tutti coloro che volessero firmare una petizione da presentare al ministro della Salute, per far sì che questi test non vengano più eseguiti.

Il prezzo della scienza può essere, dunque,troppo alto.

Articolo scritto da Vittoria Francescangeli

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