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Italia: solo “mala”? Dipende da noi

TR15_dicembre_1“C’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina” scriveva l’intellettuale tedesco Goethe nel suo diario “Viaggio in Italia” ben duecento anni fa, nel lontano 1816. Ma è veramente così lontano dalla nostra realtà ciò che l’autore affermava nel 1800? Non vi sembra che queste parole possano essere riportate alla nostra quotidianità?

“Fatti non foste a viver come bruti/ma per seguir virtute e canoscenza” aveva scritto prima ancora Dante. Ma sappiamo bene che non è stato soddisfatto, che ancora oggi, nel XXI secolo, non seguiamo la virtù e molto spesso non ci interessa conoscere più di quanto non sia necessario.  E’ questo uno dei limiti dell’Italia, ma sicuramente non uno dei più gravi o forse questa è la causa dei problemi che si sono sviluppati negli ultimi anni.

Le domande che ci poniamo sono: com’ è possibile che siamo arrivati a questo punto? Quando la situazione ci è sfuggita di mano? Per quanto tempo abbiamo evitato i problemi e chiuso gli occhi davanti ad un disastro che stava crescendo sempre di più?

Il documentario di Annalisa Piras e Bill Emmot “Girlfriend in a coma” rappresenta perfettamente la situazione dell’Italia, o per meglio dire delle due “Italie”, quella “mala” e quella buona. Un’Italia quindi divisa, senza un preciso confine, dove male e bene convivono, dove spesso non sappiamo distinguere l’uno dall’altro e questo (forse) è il problema maggiore.

Nel documentario il procuratore antimafia Nicola Gratteri ci spiega nei dettagli che, nel nostro Paese, le elezioni a volte si vincono pagando e hanno anche un prezzo preciso: tra i 25 e i 50 euro le cariche provinciali e tra i 50 e i 100 quelle pubbliche.

Quindi l’Italia è solo questo? Mafia, distruzione della democrazia, corruzione? Certo che no, e Bill Emmot ha pensato di mostrarci anche l’altra Italia, quella che ancora ci dà una speranza. Attraverso le voci di grandi imprenditori il giornalista ed ex direttore dell’Economist ci mostra quello che la nostra nazione è e potrebbe essere. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, afferma “gli Italiani sono molti bravi”; Giovanni Ferrero, amministratore dell’omonima azienda, sostiene che l’Italia è “potenzialmente il Paese più bello del mondo”. Il fondatore di Slow food Carlo Petrini crede che “la terza rivoluzione industriale partirà dai nostri villaggi”.

Ci sono quindi persone che ancora credono in questo Paese. Ed è proprio da qui che si potrebbe ripartire, da noi, perché siamo noi il futuro e forse siamo gli unici ad avere la forza di lottare per questo Paese.  Questo non deve assolutamente significare mettere da parte i problemi chiudendoli in un cassetto, come abbiamo fatto fino ad oggi, ma dobbiamo affrontarli; quindi prima di tutto è necessario trovare il modo di farlo cercando con tutte le forze di risolverli. Forse quello che spaventa di più di questa crisi è che dura da troppo tempo e che tutto questo tempo ha fatto sì che le speranze siano morte insieme alla voglia di lottare ma, come afferma Carlo Petrini, “crisi vuol dire “passaggio” e uscire dalla crisi può voler dire  andare nel baratro o risalire”: questo dipende da noi, noi che vogliamo continuare a vivere in questo Paese così ricco di storia e di bellezza, noi che crediamo ancora che qualcosa di buono c’è e soprattutto noi che vogliamo che queste non restino solo parole. E come in tutte le situazioni questa probabilmente è la parte più difficile: trasformare le parole in fatti, perché fino a quando si scrive le cose risultano semplici, il problema inizia quando si deve agire e mettere in pratica ciò che si è con tanta convinzione sostenuto.

Quindi non resta altro da fare che rimboccarsi le maniche e, nel nostro piccolo, iniziare a creare un’Italia migliore, l’Italia che sogniamo.

Articolo scritto da Alexandra Popescu

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