L’uomo lucertola

TR14_febbraio_1Nè un supereroe, né tantomeno un bizzarro ibrido, gli uomini lucertola sono esemplari di essere umano caldi in superficie ma freddi nell’animo, esseri umani che non sono stati in grado di cogliere il proprio talento, il proprio potenziale, non sono stati capaci di mettersi in gioco nel corso di ogni giorno della loro vita.

Esseri umani incompleti, embrioni, uomini che non sono stati capaci di diventare sé stessi.

Vivono nella mediocrità, in una falsa tranquillità, ma non nella pace che si conquista coi sussurri, le parole, le grida. La pace che si conquista vivendo.

Parte tutto dalle proprie radici: ciò che ci hanno insegnato, l’ambiente in cui abbiamo vissuto, l’educazione e i principi che abbiamo ricevuto e lentamente assimilato, le persone che abbiamo incontrato e con le quali ci siamo relazionati, ciò che plasma i pilastri e le basi della nostra esistenza, ciò che è importante, ciò che ci ha marchiati nel profondo. Importante, ma non fondamentale: non bisogna infatti necessariamente slegarsi dalle radici, bisogna però metterle in discussione. Le origini sono il nostro substrato vitale e non vanno né perse né dimenticate, ma rivalorizzate e rimesse in prospettiva.

 

Potenzialmente, ognuno può diventare, in ciascun momento della vita, un uomo lucertola: ci si adagia un istante in un giaciglio di egocentrismo, si inizia a credere che le proprie opinioni siano verità assoluta, e si cade nella trappola.

Uno dei rimedi, probabilmente il più efficace, per non scivolare nella trappola dell’uomo lucertola è la compagnia dell’altro, il confronto con il diverso.

Perchè se è vero che l’uomo è solo nei pensieri, nelle riflessioni, a volte nei desideri, è altrettanto veritiero che è l’altro ad supportarci nell’uscire e nel rompere il guscio di egocentrismo, ed è questo uno dei motivi per cui l’essere umano è definito “animale sociale”: poiché, seppur in parte inconsciamente, nessuno vuole diventare un uomo lucertola, e allora cerca l’altro, una persona a cui donare la propria solitudine come si fa con un fiore raro, che lo aiuti a sviluppare al meglio il potenziale insespresso dentro di sé.

Articolo scritto da Arianna Fummi

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