Riscopriamo la poesia
Che noia. Guardo fuori dalla finestra. Piove. Il professore parla incessantemente da venti minuti. Perché non suona? Ho voglia di andare a casa, mangiare e dormire. Suona! Che aspetti? Mi riprendo momentaneamente dal mio torpore. Ascolto di sfuggita una frase del prof. “Ricordatevi sempre ragazzi che quando leggiamo una poesia, il poeta sta parlando con ognuno di noi, attraverso le parole”. Sorride. La campanella suona, eppure resto fermo. Non riesco a muovermi. Mi sento strano. Le ultime parole del professore mi hanno davvero colpito. Esco per ultimo. Torno a casa, da solo, in silenzio. Penso.
In effetti, mi rendo conto che tutti conoscono Omero, Virgilio, Dante, Foscolo e Leopardi, per fare alcuni esempi, ma quanti possono dire di conoscerli realmente? Quanti hanno un approccio diretto alla loro poesia? Pochissimi, specialmente i giovani tendono a rifiutarla, considerandola come qualcosa da studiare esclusivamente per l’interrogazione e perché imposta.
A questo punto però mi sorge spontanea una domanda: come può una persona, che non c’è più, parlarci attraverso i suoi scritti?
Mentre cerco una risposta, mi viene in mente la famosissima lirica di Leopardi, l’Infinito, nella quale una siepe impedisce al poeta di guardare cosa vi è oltre, ma, a pensarci bene, la siepe diventa, per ogni lettore, una cosa che appare come un ostacolo e di conseguenza egli s’immerge completamente nel testo, lo fa proprio. Ecco come il poeta parla a ognuno di noi.
Ma allora perché i giovani non si approcciano alla poesia? Forse perché la trovano noiosa, difficile da capire? Oppure ne hanno paura, paura di emozionarsi, di sognare, di andare contro una società che cerca di renderci tutti uguali? Di fronte a pochi versi di Ungaretti “Si sta come d’autunno/sugli alberi le foglie” non ci si ferma a riflettere sulla propria vita, sulla sua precarietà, sugli effetti devastanti dell’odio, sul proprio ruolo in questo mondo? Non si provano dei sentimenti di cui non si conosceva nemmeno l’esistenza, così forti da scuotere l’animo fino alle fondamenta?
La poesia è fondamentale perché fa scoprire quella scintilla d’infinito che è dentro ognuno di noi.
Si potrebbe allora ribattere dicendo che pure la prosa può evocare emozioni fortissime, ed è proprio lì la differenza: la struttura metrica della poesia rende più facile imparare a memoria il testo, segregarlo nel cuore, grazie a questo, ogni qual volta che se ne abbia bisogno, si può rievocarla ed essa dà la forza per andare avanti.
Leggendo una poesia e chiudendo gli occhi, si può andare via da questo mondo e fare un viaggio, tramite essa, nei meandri del proprio cuore. Quanti ragazzi cercano di fuggire, attraverso l’alcol, il fumo e la droga, da una vita che non li soddisfa? Eppure, così, si rendono schiavi dei loro vizi. Grazie alla poesia invece si fugge, ma al fine di rinforzarsi per affrontare questa vita a viso aperto ed essere liberi. Grazie alla poesia si può realmente parlare con i poeti, perché essi vivono nei loro versi e non possono essere portarti via da lì, perché nelle loro liriche hanno conservato il loro cuore e, leggendo una di esse, si sta depositando anche il proprio e, pur non accorgendosene, si sta cambiando irreversibilmente.
Non si dimentichi quindi l’importanza che essa ha avuto nella storia dell’umanità, anzi la si faccia uscire fuori dal cassetto e la si rispolveri, perché possiede ancora quel valore, che l’ha sempre contraddistinta e sempre lo farà, così tanto importante per noi.
Articolo scritto da Marco Calì
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