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Un sogno autentico e concreto

TR07_marzo_1Nicoletta è una donna di mezza età con un’azienda agricola ben avviata. Ha una stalla con un centinaio di animali, vacche da latte, che sono libere di pascolare nei campi e ogni prodotto che coltiva è rigorosamente biologico. Le giornate sono dure, un po’ per il lavoro in sé, che comporta sveglia alle cinque e notevoli sforzi fisici e un po’, anzi sempre di più, per le tristemente famose quote latte e per ciò che queste restrizioni comportano per gli allevatori, italiani e non solo.

Le quote latte hanno una storia abbastanza lunga e travagliata: sono state introdotte dalla Comunità Economica Europea (l’Unione Europea di allora) e sono sempre state oggetto di polemiche, in Italia più che altrove. Siamo nel 1984: i singoli Paesi della CEE negoziano il tetto massimo da non superare nella produzione di latte al fine di evitare, o perlomeno limitare, quella sovrapproduzione che aveva raggiunto l’apice all’inizio degli anni ’80. Obiettivo: non invadere il mercato con un surplus produttivo evitando un calo drastico dei guadagni degli allevatori. Come funziona: una tassa, tanto più consistente quanto più viene superata la quantità massima consentita, disincentiva gli allevatori dallo sforare il tetto imposto. Le critiche: si lamentano soprattutto l’intrusione che le quote latte rappresentano nel libero mercato e l’elevato costo che esse comportano sia per i produttori, che per lo Stato.

Nicoletta non può certo immaginare, né tantomeno sperare, che le quote latte verranno un giorno abrogate, il primo Aprile 2015. Si trova in una situazione non facile, capisce che per via delle restrizioni deve fare qualcosa, perché i conti iniziano a non quadrare. La soluzione che sceglie è un salto nel vuoto: sa che potrebbe essere un vero flop, ma ovviamente è consapevole che potrebbe nascerne un business ricco e produttivo. È dotata della percentuale giusta di prudenza e coraggio, calcolo e azzardo: avvia la produzione di formaggi naturali e genuini in un piccolo caseificio artigianale.

I primi tempi sono duri: in pochi la conoscono e anche chi ha ricevuto pareri positivi fa presto a dimenticarsene di fronte alle centinaia di prodotti già impacchettati nel banco frigo del supermercato dietro casa. Pian piano però si sparge la voce, perché evidentemente fare qualche chilometro in più a volte ripaga. I prodotti diventano di più e sempre più buoni, Nicoletta si specializza: yogurt con frutta biologica dalla sua azienda e formaggi freschi alle erbe, anche queste locali. Tutte novità che la fanno conoscere ai ristoranti della zona, che sono disposti a spendere un po’ di più, sapendo di servire prodotti sani e che i loro clienti apprezzano. La fama si diffonde e ai mercati e alle fiere di paese quello con il suo banchetto è un appuntamento immancabile e sempre affollato.

Questo è solo un esempio di come una buona idea e la giusta dose di intraprendenza possano risollevare una situazione difficile e renderla un vero successo. Per i clienti non è come “fare la spesa”: significa entrare nel piccolo edificio di sassi con il “dlin-dlon” del campanello dietro la porta ed essere accolti dal sorriso un po’ stanco, ma sempre solare e soprattutto soddisfatto per la felicità di avercela fatta, di Nicoletta. Significa chiedere “Cosa c’è di fresco oggi?” e farsi consigliare il primo sale appena cagliato e la scamorza proprio al punto giusto di stagionatura. Significa sostenere una realtà locale e fare del bene a sé stessi. Sapendo che una soluzione come questa non è un’utopia, ma un sogno autentico e concreto.

Articolo scritto da Giulia Coppi

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